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Unicredit taglia costi per 500 milioni di euro. Ecco perchè

Unicredit prevede di tagliare costi per 500 milioni di euro. Lo riporta l’agenzia di stampa americana Bloomberg. L’istituto di credito milanese non ha commentato le indiscrezioni. Vediamo i motivi dietro la decisione del colosso bancario.

I motivi dietro la decisione

Per quanto concerne i tagli, il ceo Andrea Orcel intende incrementare l’automazione dei processi, riducendo burocrazia e middle management, revisionando i contratti di outsourcing e puntando sugli investimenti in digitalizzazione ed efficienza.

Secondo le indiscrezioni di Bloomberg, la motivazione ufficiale dietro la mossa è una sola: l’inflazione. In particolare, le misure cercano di bilanciare l’impatto dell’aumento dei prezzi maggiore delle attese sui costi, che la banca adesso stima superare 1 miliardo di euro: oltre il doppio rispetto alle stime del piano strategico triennale, ribattezzato “Unicredit Unlocked”. I costi saranno ridotti per tutta la durata del piano strategico. Di seguito riportiamo gli obiettivi del piano al 2024.

Ricordiamo che Unicredit ha chiuso il 2022 con ricavi per 20,34 miliardi di euro (+2,9% rispetto alle stime degli analisti e in aumento del 13,6% rispetto ai 17,91 miliardi ottenuti nell’esercizio precedente); un risultato operativo di 8,88 miliardi (+12,5% rispetto alle attese); un utile netto sottostante di 5,227 miliardi (+1,9% rispetto al consesus). La banca ha altresì distribuito un dividendo di 0,9872 euro per azione.

Gli altri tagli di Unicredit

I tagli di Unicredit tuttavia non sono limitati al middle management. Il 4 luglio scorso la banca ha annunciato una riorganizzazione che parte dal digitale. Una mossa che non è piaciuta a Jingle Pang, group digital & information officer, che insieme al suo braccio destro Lu Yu, a Daniele Tonella (Infrastructure & IT Services), al capo della security Stefan Vogt, Gema Baguena (digital governance) e Stefano Frascani (digital foresight), era stata incaricata nel settembre 2021 di preparare la piattaforma fintech di Unicredit. Che ancora non ha visto la luce.

Ricordiamo che Pang in passato è stata ai vertici di Standard Chartered Bank in Cina per oltre un decennio e artefice della trasformazione digitale di Ping An da assicuratore in una fintech di successo. Ufficialmente, Pang ha lasciato Unicredit dopo aver “costruito solide basi nel digitale negli ultimi due anni e ha accelerato la trasformazione della banca in questo ambito” e per “una nuova opportunità più vicina alla sua famiglia”, che vive tra Regno Unito e Cina.

Al suo posto è stato nominato Ali Khan, ex senior partner industry cloud di PwC. “La conoscenza di Khan dell’attuale tecnologia di Unicredit e la profonda esperienza nel cloud e nei dati saranno fondamentali per realizzare il prossimo passo della trasformazione digitale e dei dati, in cui l’obiettivo è rendere la tecnologia adatta al futuro”, ha spiegato la banca. Collaborerà con lui Gianfranco Bisagni è tornato a guidare le operations del gruppo, mentre Bart Schlatmann lascerà la banca. Bisagni sarà a sua volta sostituito da Teodora Petkova alla guida di EE e CE, coadiuvata da Ivan Vlaho, che sarà nominato vice di Teodora nel suo nuovo ruolo, oltre a ricoprire il ruolo di ceo della Croazia.