Unicredit: non cediamo asset prima del referendum

4 Ottobre 2016, di Daniele Chicca

MILANO (WSI) – UnicCedit non venderà i suoi asset più importanti prima di sapere quale sarà l’esito del voto sulla riforma costituzionale, un risultato che il governo Renzi ha legato alla sua stessa esistenza. Se i no dovessero spuntarla, il premier si dimetterà e si aprirà un periodo di instabilità politica. Aziende come Salini Impregilo hanno già annunciato che se così sarà abbandoneranno l’Italia.

La decisione della banca sulla vendita di Pioneer Investments non verrà dunque presa prima del 4 dicembre. Lo riporta Reuters citando alcune fonti vicine alla situazione.

“Tutto è rinviato a dopo il referendum”, spiega una delle fonti. “È un momento di attesa. Si aspetta l’esito del referendum costituzionale, non soltanto per una ragione politica ma anche per l’incertezza che potrebbe scaturire sui mercati finanziari che è già molto alta”, ha aggiunto all’agenzia stampa una seconda fonte.

Dalla cessione della divisione di investimento UniCredit punta a rimediare circa 3 miliardi di euro. La banca, che in Borsa ha visto pressoché dimezzata la sua capitalizzazione negli ultimi mesi, ha un disperato bisogno di capitali freschi ed è per questo motivo in prospettiva un aumento di capitale consistente, che potrebbe essere fatto dimagrire con le dismissioni di Pioneer Investments e FinecoBank.

Pochi giorni fa, spiega sempre Reuters, “UniCredit ha annunciato che gli esiti della strategic review saranno annunciati il 13 dicembre. Secondo quanto riferito la settimana scorsa da fonti vicine alla situazione, UniCredit sta valutando azioni di capital management fino a 15-16 miliardi di euro e punta a contenere l’aumento di capitale fino a 5-6 miliardi grazie a una serie di cessioni”.

Il Cda ha sondato chi sarebbero gli eventuali interessati e tra questi è stato anche accettato nella scrematura Poste Italiane, che come reso noto dalle fonti a Reuters è la candidata favorita dal governo e si muove in tandem con Cdp e Anima Holding, Generali, Amundi e Axa. Una delle fonti “parlava di un’offerta economica più alta da parte di Amundi”. Secondo il Corriere della Sera invece in pole position ci sarebbe Macquarie.

Generali si mantiene in una posizione più defilata, ma stando a quanto riportato dalle fonti starebbe prestando maggiore attenzione a un’operazione tra la controllata Banca Generali e FinecoBank, altro asset di cui UniCredit intende liberarsi per fare cassa.

Pur non nascondendo che Banca Generali e Fineco sono “due banche ben gestite e integrabili” e che di conseguenzza l’operazione è “potenzialmente interessante”, il direttore generale della banca Alberto Minali ha precisato che l’ipotesi di fusione è ancora lontana.