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La strategia “Unlocked” di UniCredit per l’acquisizione della tedesca Commerzbank segna un passaggio chiave in una partita che, nelle parole dell’amministratore delegato Andrea Orcel, potrebbe avere conseguenze ben oltre i confini nazionali. Non si tratterebbe infatti soltanto di un’operazione finanziaria, ma di un possibile riassetto del panorama bancario europeo.
Durante la call di presentazione dell’approccio industriale e di creazione di valore dell’Ops di Unicredit su Commerzbank che dovrebbe partire a magggio, Orcel ha spiegato che “Unlocked sarebbe un nuovo capitolo, mentre una fusione riscriverebbe la storia”, aggiungendo che l’operazione manderebbe “un chiaro segnale non solo alla Germania, dove verrebbe creato un leader con la fusione con HVB, ma all’Europa intera”. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di costruire un nuovo benchmark competitivo, in grado di rispondere sia alle esigenze del mercato tedesco sia a quelle dell’intero sistema bancario europeo, con una banca “più grande, competitiva e redditizia”.
Unicredit: la strategia per Commerzbank che guarda all’Europa
Secondo il numero uno di UniCredit, l’unione tra la banca di Piazza Gae Aulenti, attraverso la controllata tedesca HVB, e Commerzbank, avrebbe una forte logica industriale. Le due realtà sono definite “altamente complementari sia geograficamente che per la clientela servita”. In questa prospettiva, Commerzbank “rafforzerebbe significativamente l’offerta di prodotti e il livello di servizio”, mentre la Germania diventerebbe “il Paese numero uno del Gruppo con circa il 95% delle decisioni prese a livello locale e un’influenza chiave nella direzione generale del gruppo”.
Lato numeri, Unicredit prevede un utile netto di circa 21 miliardi di euro nel 2030 a seguito della fusione con Commerzbank e ricavi netti per circa 45 miliardi di euro nel 2030 e costi inferiori a 14,5 miliardi di euro nel 2030.
Uno dei punti centrali riguarda il tema del controllo. Alla domanda su quale sia la soglia per esercitare un’influenza decisiva su Commerzbank, Orcel ha ricordato come in Europa esistano due diverse interpretazioni: una più rigorosa, legata al 50% più un’azione, e una più flessibile, tipica del contesto tedesco, dove il controllo può essere esercitato anche con una partecipazione intorno al 40%, in funzione delle dinamiche assembleari e degli azionisti stabili. Sul piano temporale, l’eventuale fusione non sarebbe immediata. In uno scenario definito “due”, quello in cui UniCredit arrivasse a un controllo con ritorni superiori al costo del capitale, il processo sarebbe necessariamente lungo. A causa dell’intreccio tra normative tedesche ed europee, le autorizzazioni potrebbero arrivare non prima del secondo trimestre del 2027, circa un anno dopo il closing dell’operazione.
In questa fase intermedia, Commerzbank resterebbe autonoma e indipendente, mentre UniCredit lavorerebbe al cosiddetto piano “Unlocked”. La fusione vera e propria, nei tempi più ottimistici, non avverrebbe prima del 2029. Tra il 2027 e il 2029, secondo Orcel, si svilupperebbe un percorso di integrazione progressiva. L’esperienza recente in Romania viene citata come esempio: un’integrazione realizzata in circa nove mesi, pur in un contesto più piccolo e meno complesso.
Le due possibili traiettorie dell’operazione
L’esito dell’offerta pubblica di scambio su Commerzbank dipenderà, secondo il management, dal livello di adesione degli azionisti e dal grado di trasparenza del confronto con la banca tedesca. Orcel ha chiarito che eventuali revisioni dell’offerta saranno prese in considerazione solo dopo un dialogo strutturato, che al momento non è ancora avvenuto in modo approfondito.
Lo scenario prospettato si articola in due possibilità principali. Nel primo caso, UniCredit resterebbe sotto la soglia di controllo, con un investimento comunque gestibile e compatibile con i ritorni attesi. Nel secondo caso, invece, si raggiungerebbe una partecipazione tale da garantire rendimenti superiori al costo del capitale, aprendo la strada a una possibile integrazione industriale più profonda.
Dal punto di vista finanziario, Orcel ha sottolineato come, paradossalmente, lo scenario più conveniente nel breve periodo potrebbe essere quello in cui UniCredit resti appena sopra il 30%, oppure non aumenti significativamente la propria quota. In questo caso, il ritorno sull’investimento sarebbe considerato più elevato e destinato a migliorare nel tempo, in un arco di due o tre anni.
Valutazioni di mercato e re-rating del titolo
Rispondendo alle critiche degli analisti sul prezzo dell’offerta, ritenuto da alcuni troppo basso, l’amministratore delegato ha evidenziato come il mercato abbia già incorporato una forte rivalutazione di Commerzbank. Il consensus attuale, secondo UniCredit, prevede performance superiori di oltre il 5% rispetto al piano strategico della banca tedesca, mentre il titolo avrebbe già beneficiato di un re-rating di circa 20 punti percentuali rispetto al settore, anche sulla scia delle aspettative legate alle operazioni straordinarie.
Orcel ha osservato che “nessuna banca ha registrato un re-rating così forte”, attribuendo parte di questo movimento proprio alle speculazioni sull’M&A. Tuttavia, ha anche sottolineato come i fondamentali dell’utile previsto per il 2025 e delle proiezioni al 2028 non giustifichino completamente tale rivalutazione, suggerendo quindi che una parte di questo premio potrebbe normalizzarsi nel tempo.
In sintesi, l’operazione su Commerzbank si inserisce in una strategia più ampia che combina visione industriale, tempi lunghi di integrazione e una valutazione attenta dei ritorni finanziari. UniCredit, nelle parole di Orcel, sembra muoversi con un approccio graduale: da un lato la prudenza dello scenario “Unlocked”, dall’altro la possibilità, più ambiziosa ma complessa, di una fusione che potrebbe ridisegnare gli equilibri bancari europei entro la fine del decennio.