Un Brasile in ginocchio spera nel golpe militare

5 Giugno 2018, di Alberto Battaglia

Secondo un sondaggio privato circolato fra la classe politica brasiliana, il 40% del Paese crede che i militari dovrebbero intervenire per ristabilire l’ordine. Il Brasile si trova, nuovamente, in una crisi politica in seguito a un lunghissimo sciopero nazionale dei camionisti che aveva lasciato la quasi totalità delle stazioni di servizio prive di carburante.

È uno scenario, quello raccontato dal Brian Winter su Americas Quarterly, che mette in chiaro come la crisi brasiliana possa sfociare in un colpo di stato militare. Fra le proteste degli autotrasportatori campeggiano striscioni come: “Supportate i camionisti, intervento militare! Forze armate, è urgente!”.

Il blocco degli autotrasportatori è iniziato lo scorso 21 maggio in seguito al rialzo dei prezzi dei carburanti e si è concluso solo dopo 10 giorni: la protesta è divenuta giorno dopo giorno una più allargata richiesta di cambiamento manu militari. La convinzione (probabilmente illusoria) di molti dei contestatori è che il potere militare sia meno corrotto di quello politico. Dopo la destituzione di Dilma Rousseff, anche la credibilità del presidente Michel Temer è stata messa alla prova da inchieste su presunte tangenti.

A questo va aggiunto l’incarcerazione del popolare ex presidente Lula da Silva, ritenuto dai suoi sostenitori un perseguitato dalla giustizia (la condanna non è ancora definitiva, ma l’ordinamento prevede la possibilità d’incarcerazione). Secondo un sondaggio, il 48% dei brasiliani ritiene che lo stesso impeachment dell’ex presidente Rousseff sia stato un colpo di stato. Il Paese tornerà al voto il prossimo ottobre, senza riporre molta fede in ciò che rimane della sua classe politica.

“Lo sciopero e le richieste di un intervento militare sono un campanello d’allarme“, ha detto al Guardian Ilona Szabó, co-fondatrice di Agora! un nuovo gruppo centrista, “i brasiliani stanno urlando per il cambiamento, ma non è ancora chiaro se siano pronti a mettere davanti l’interesse pubblico rispetto ai guadagni privati. Invece di rimboccarsi le maniche e costruire un progetto comune, chiedono a gran voce un salvatore, un uomo forte, che possa liberare il paese dalla rovina “, ha detto.