Un altro G20 per discutere di tutto e non decidere nulla

10 Febbraio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ISTANBUL (WSI) – Dopo le indiscrezioni circa un piano del compromesso tra Grecia e creditori europei per arrivare almeno fino a settembre, in Turchia si respira un clima più sereno.

Se nell’ultima giornata del G20 tra leader mondiali e banchieri, sul tavolo rimane ancora – attuale com’è – la crisi del debito greco e dell’area euro, i i ministri delle Finanze e i governatori delle banche centrali dei 20 paesi più potenti al mondo hanno potuto concentrarsi sull’altro tema portante del vertice: la crescita e la stabilità finanziaria dell’economia globale.

Aiutano a placare gli animi sui mercati anche le dichiarazioni del ministro della Difesa che da Atene ha fatto sapere che il suo governo può ricorrere sempre a un piano B, ovvero gli aiuti di Usa, Russia e perfino Cina.

Il ministro delle Finanze candase ha sottolineato che la crisi greca non è così drammatica come lo era nel 2012. “Le riforme di regolamentazione e finanziarie hanno aiutato a diminuire il rischio che la Grecia pone per la sopravvivenza dell’area euro”, secondo

Atene vuole uscire dal piano di aiuti della Troika dei creditori internazionali, perché vuole rinunciare all’imposizione di misure di austerity dall’esterno, ma non all’avvio delle riforme strutturali di cui il paese ha disperato bisogno.

Parlando ai giornalisti a margine del vertice del G20 di banchieri e ministri delle Finanze, giunto al suo ultimo giorno di appuntamenti, Joe Oliver ha detto che lo stato d’animo durante le trattaive era “determinato” ma non ottimista.

A dimostrazione che si consumerà un altro G20 per discutere di tutto e non decidere nulla. Eppure di ‘lavoro’ ce ne sarebbe, tra trattati del commercio transnazionali (Ttip e Tisa) e crescita fiacca.

Ieri gli analisti del Fondo Monetario Internazionale hanno tagliato la crescita del Pil mondiale al 3,5 e 3,7% per quest’anno e il prossimo.

Viste anche la divergenza tra le azioni di politica monetaria delle banche centrali di Stati Uniti e del resto del mondo, c’è paura di dissesti finanziari, economici e valutari.

Nel documento preparatorio alla vertice emerge la consapevolezza che “in un contesto di impostazioni di politica monetaria divergenti e di crescente volatilità dei mercati finanziari, le impostazioni dei criteri devono essere attentamente calibrati e comunicati con chiarezza per ridurre al minimo le ricadute negative”.

(DaC)