UK, acciaio in crisi: Tata se ne va. Governo pensa a nazionalizzazione

30 Marzo 2016, di Alberto Battaglia

Tata Steel UK è alla ricerca di un compratore privato dopo che la società indiana controllante ne ha annunciato ieri la vendita. Sono 15mila i posti di lavoro attualmente a rischio, insieme al futuro dell’industria dell’acciaio britannica. Così la Tata ha giustificato la sua decisione:

Le condizioni commerciali nel Regno Unito e in Europa si sono rapidamente deteriorate in tempi recenti, a causa di fattori strutturali fra cui l’eccesso di offerta globale di acciaio, il significativo aumento delle esportazioni di paesi terzi in Europa, gli elevati costi della manifattura, la persistente debolezza nella domanda domestica di acciaio e una divisa volatile.

A questo punto gli occhi sono puntati sul governo e sulle ipotesi d’intervento pubblico a sostegno del settore. Nessuna scelta appare priva di controindicazioni.

Una potrebbe essere quella di facilitare la vendita a un soggetto privato, attraverso un temporaneo acquisto da parte dello stato. La soluzione preferita dai sindacati sarebbe, invece, quella di una nazionalizzazione vera e propria, anche se ciò andrebbe contro l’orientamento politico conservatore del premier David Cameron, con il rischio di violazioni delle norme europee sulla concorrenza. Altra opzione è quella di una nazionalizzazione parziale, mirata alla copertura delle perdite attuali, ma anche in questo caso resta in piedi l’incognita di Bruxelles. Infine resta lo scenario del disimpegno: lasciar fallire l’industria siderurgica, arrivando alla conclusione che, semplicemente, non è più remunerativa; le conseguenze politiche e sociali, però, sono facili da immaginare.
Nel dibattito è intervenuto anche il leader dell’opposizione, il laburista Jeremy Corbyn, che ha richiamato alla difesa dell’industria al cuore della manifattura britannica: “E’ vitale che il governo intervenga per mantenere la produzione di acciaio a Port Talbot, sia per la forza lavoro sia per l’economia in senso lato, se necessario acquisendo quote pubbliche nell’industria”.
La Tata, inoltre, ha confermato che sono in atto delle trattative con lo stato per raggiungere un supporto pubblico compatibile con le regole europee.