Ue taglia stime crescita, Italia fatica a uscire dalla stagnazione

7 Novembre 2019, di Alessandra Caparello

Revisione al ribasso per l’Italia. La Commissione europea ha pubblicato le nuove stime macroeconomiche per i paesi della zona euro e il nostro paese ne esce con le ossa rotte.

Nel dettaglio dice Bruxelles, la crescita del Pil dell’Italia si fermerà allo 0,4%, nel 2021 allo 0,7%, mentre nel 2019 la crescita si fermerà a quota 0,1%. Le previsioni precedenti di luglio indicavano +0,7% per il 2020. Le previsioni del governo danno per il 2020 +0,6%, per il 2021 +1%. Il deficit/pil quest’anno viene stimato dalla Commissione europea al 2,2%, nel 2020 al 2,3% (il governo prevede 2,2%), nel 2021 al 2,7% (il governo prevede 1,8%). Secondo le stime Ue il debito/pil passerà dal 136,2% nel 2019 (dopo 134,8% nel 2018) al 136,8% nel 2020 per salire ancora nel 2021 al 137,4%. Il governo prevede 135,2% nel 2020, 133,4% nel 2021.

L’economia italiana – si legge nel rapporto – si è bloccata all’inizio del 2018 e non mostra ancora segni di una ripresa significativa. Nel 2020 – prevede la Commissione -, la crescita è destinata a riprendersi modestamente a seguito della crescente domanda esterna e della moderata spesa delle famiglie, sebbene quest’ultima sarà parzialmente attenuata dall’indebolimento del mercato del lavoro”

La revisione al ribasso è per tutta la zona euro. A pesare, dice la Commissione, le tensioni commerciali globali. La Commissione ha così ridotto le sue previsioni economiche per la zona euro nel 2019 e nel 2020, destinata a crescere ad un ritmo dell’1,1% quest’anno e dell’1,2% nel 2020. Nelle sue precedenti previsioni, pubblicate a maggio, la Commissione europea aveva stimato un tasso di crescita dell’1,2% per la zona euro nel 2019 e dell’1,5% per il 2020.

Il fatto che nei prossimi due anni la crescita non dovrebbe più rimbalzare in modo significativo è un cambiamento importante rispetto alle previsioni precedenti e si basa sulla valutazione che molte delle caratteristiche del rallentamento globale saranno persistenti (…) La cosa più importante è che l’impennata delle tensioni commerciali e l’elevata incertezza sulle politiche commerciali hanno probabilmente causato danni durevoli al commercio mondiale.

Duro il commento del vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis dopo la pubblicazione delle nuove stime Ue.

Esorto, da una parte, tutti i paesi della Ue con livelli elevati di debito pubblico a perseguire politiche di bilancio prudenti e a intraprendere un percorso di riduzione del livello del debito. Dall’altra parte, invito gli Stati membri che dispongono di margini di bilancio a utilizzarli fin d’ora.