Ue: sovranità nazionali strappate, “è il momento di riprendersele”

13 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Nessun rafforzamento dell’Unione europea. Anzi. Per uscire fuori dalla crisi, la strada da percorrere potrebbe andare nella direzione opposta, ovvero quella di “ridare agli stati membri il controllo delle politiche fiscali e di bilancio”. E’ questa la ricetta proposta da Ashoka Mody, ex capo missione FMI in Germania e Irlanda, che in un lungo articolo sulla crisi europea ritiene essenziale per uscire dalla crisi, la ricostituzione delle sovranità nazionali con l’obiettivo di “ridurre lo stress a cui sono sottoposte le economie periferiche nel breve periodo e, quindi, in modo da spianare la strada verso un’Europa più integrata e un euro più forte”.

In sostanza Mody suggerisce ai leader europei di compiere tre passi:

1- Smantellamento dell’attuale sistema fiscale;

2 – Ripristino della responsabilità fiscale agli stati membri;

3 – Attribuire ai i creditori privati le perdite del debito sovrano.

“Questa non sarebbe solo la risposta all’inefficienza mostrata dalle autorità fiscali centrali. Ma andrebbe oltre. I cittadini dei paesi in difficoltà si sono finora caricati il peso fiscale della crisi. Pensare che continueranno a farlo risponde a un atteggiamento paternalistico che non fa bene a nessuno”, dice Mody, specificando che il processo da lui delineato permetterebbe infine la costruzione di un rapporto più maturo con i creditori privati.

La zona euro è stata fondata sul principio “no bailout”: se gli Stati membri non possono rimborsare i loro debiti, i creditori devono farsi carico delle perdite. Quello che è successo nella realtà è che, invece di far rispettare il principio di non-salvataggio e stabilire un precedente, i paesi debitori hanno fatto ricorsi ai finanziamenti ufficiali per rimborsare i creditori privati.

Risultato finale – sottolinea Mody – i paesi in difficoltà sono stati di fatto condannati a politiche di austerity di cui non si vede la fine. Solo spostando l’onere della responsabilità di nuovo sul finanziatori privati, i paesi debitori potranno uscire dal pantano in cui sono finiti.