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UE: gestori patrimoniali a caccia di titoli della Difesa

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Le tensioni internazionali e la conseguente corsa al riarmo decisa dall’Ue mettono in luce sui mercati i titoli della difesa. Lo sanno bene i gestori patrimoniali europei che stanno riconsiderando le loro politiche di investimento nella difesa sotto la pressione dei clienti.

Secondo le regole dell’Unione Europea, alcuni fondi contrassegnati come sostenibili devono garantire che i loro investimenti “non arrechino danni significativi”. Molti hanno evitato del tutto il settore, e persino il produttore di motori Rolls Royce e Airbus, che ha una grande divisione di aviazione commerciale, sono stati giudicati off limits. Almeno fino ad ora.

UE si riarma: cosa cambia per i gestori patrimoniali

Tutto è cambiato dopo che l’UE ha presentato il suo piano di riarmo, che prevede uno stanziamento di  circa 800 miliardi di euro di investimenti per rafforzare la difesa dopo che il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che l’Europa deve assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza. Con la conseguenza che il settore della difesa è oggi troppo importante per essere ignorato.

E i gestori patrimoniali si muovono in questa direzione. Numeri alla mano, i gestori europei detenevano l’1,1% dei loro portafogli nel settore aerospaziale e della difesa alla fine del 2024, rispetto allo 0,7% di due anni prima, secondo i dati Morningstar. Le partecipazioni dei fondi ESG sono salite allo 0,5% dallo 0,4% dell’anno precedente.

Ma ora tutto è messo nuovamente in discussione.

Difesa: le ultime mosse dei money manager

Il più grande investitore britannico, Legal & General, è tra quelli che stanno pianificando di aumentare l’esposizione alla difesa,  considerando che l’attrattiva del settore è “aumentata drammaticamente” a causa delle crescenti tensioni geopolitiche, come ha riportato la Reuters.

La svizzera UBS Asset Management sta rivedendo le esclusioni dal settore della difesa nei suoi fondi, mentre Mercer, uno dei principali consulenti per i fondi pensione, ha affermato che gli investitori chiedono ai gestori patrimoniali di includere la difesa nei portafogli, compresi quelli con obiettivi di sostenibilità.

L’aumento della spesa dell’UE per la difesa ha portato i titoli europei del settore, tra cui la tedesca Rheinmetall e l’italiana Leonardo, ai massimi storici. Alcuni clienti degli asset manager dicono: “In realtà pensiamo che sia importante che… l’Europa sia in grado di difendersi. E quindi vorremmo che voi investiste in questo settore”, ha dichiarato Rich Nuzum, global chief investment strategist di Mercer.

Le norme dell’UE e del Regno Unito non vietano gli investimenti nella maggior parte delle altre aziende del settore della difesa, ma l’attenzione degli investitori per le questioni ambientali, sociali e di governance (ESG) ha contribuito finora  a dissuadere i grandi gestori patrimoniali dal farlo. “Stiamo arrivando a un punto in cui se escludi la difesa, sei tu a dover dare spiegazioni, non il contrario”, ha detto Carl Haglund, amministratore delegato del gruppo pensionistico e assicurativo finlandese Veritas.

La pressione politica

La settimana scorsa i politici britannici hanno esortato gli investitori a sostenere il settore militare e la Francia ha proposto di eliminare i vincoli ESG sui prestiti per la difesa. I clienti hanno iniziato a chiedere informazioni sulla difesa perché aziende come Rolls-Royce sono “completamente escluse dai nostri investimenti”, ha dichiarato Siobhan Archer di LGT Wealth Management.

Reuters ha contattato 10 dei maggiori gestori patrimoniali europei per chiedere se stessero rivedendo le loro politiche. Oltre a UBS, anche Allianz Global Investors  ha detto che stava rivedendo le sue esclusioni, ma che il momento era casuale.

La francese BNP Paribas ha ribadito il suo impegno nella difesa. Amundi e Schroders hanno dichiarato che le loro politiche sono rimaste invariate, mentre DWS e HSBC Asset Management hanno rifiutato di dire se le loro esclusioni fossero in fase di revisione.

Il responsabile globale degli asset quotati di Mirova, un gestore più piccolo di proprietà di Natixis, ha dichiarato che gli sforzi di riarmo e le crescenti minacce alla sicurezza dell’Europa hanno costretto l’azienda a riconsiderare la sua “posizione cauta” nei confronti della difesa, cercando di bilanciare le considerazioni etiche con la necessità di solide capacità di difesa.

Herve Guez ha tuttavia sottolineato la complessità del sostegno ai produttori di armi, evidenziando i problemi legati al rischio che alcune armi finiscano in Paesi “controversi”.