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Il nuovo UBS Global Family Office Report racconta un cambiamento profondo nelle strategie dei grandi patrimoni familiari a livello mondiale. Lo studio ha coinvolto 307 family office attivi in oltre 30 mercati, con un patrimonio medio di circa 2,7 miliardi di dollari, e restituisce un quadro in cui prudenza e diversificazione diventano le parole chiave.
Family office: un cambio di strategia senza precedenti nell’asset allocation
Il dato più significativo è che per la prima volta il 60% dei family office prevede di modificare l’allocazione strategica degli asset nei prossimi dodici mesi, un segnale forte che indica quanto il contesto attuale stia spingendo anche gli investitori più strutturati a rivedere le proprie scelte. Non si tratta di cambiamenti radicali, ma di aggiustamenti mirati che riflettono una gestione più attenta del rischio e una maggiore ricerca di equilibrio nel lungo periodo.
Sebbene i mercati sviluppati continuino a rappresentare la parte principale dei portafogli, si osserva un lento spostamento verso altre aree e strumenti. Cresce l’interesse verso i mercati emergenti e soprattutto verso gli investimenti alternativi, in particolare infrastrutture e settori legati alla trasformazione tecnologica, mentre si riduce progressivamente l’esposizione al real estate. È un segnale di riposizionamento più che di rottura, che punta a rendere i portafogli più resilienti rispetto alle oscillazioni dei cicli economici.
Intelligenza artificiale e nuove priorità di investimento
Grande protagonista del report è l’intelligenza artificiale, che si conferma il tema di investimento più importante del momento. Il 65% dei family office ha già investito lungo tutta la filiera dell’IA, dai semiconduttori alle infrastrutture per data center fino alle piattaforme software. Nonostante le valutazioni elevate in alcuni segmenti, l’approccio resta costruttivo: molti investitori intendono mantenere o addirittura aumentare l’esposizione, convinti del potenziale di crescita strutturale del settore.
Accanto all’IA, restano rilevanti anche gli investimenti in energia, risorse naturali e infrastrutture, mentre cresce l’attenzione verso la sanità supportata dall’intelligenza artificiale.
Più defilato invece il mondo delle criptovalute e degli asset digitali, che rimane una nicchia: solo il 24% dei family office vi investe, e nella maggior parte dei casi con quote molto contenute, anche se una parte crescente del mercato inizia a considerarli come componente possibile di una strategia più ampia.
Infine, il report evidenzia alcune fragilità interne al settore. Nonostante la crescente professionalizzazione, molti family office mostrano ancora lacune nella governance e nella pianificazione del passaggio generazionale. Solo una minoranza ha infatti un piano di successione formalizzato, segno che la gestione del patrimonio nel lungo periodo resta, in molti casi, ancora incompleta sul piano organizzativo.
Nel complesso emerge un quadro di grande trasformazione: i family office non stanno cambiando direzione, ma stanno affinando le loro strategie. Più diversificazione, più attenzione al rischio e una forte convinzione nel ruolo delle nuove tecnologie, soprattutto dell’intelligenza artificiale, che si conferma il vero motore delle scelte di investimento per i prossimi anni.
Rischi globali e nuova geografia del capitale
Sul fronte dei rischi, i family office indicano con chiarezza la geopolitica come principale fonte di preoccupazione, sia nel breve che nel lungo termine. A questa si aggiungono timori legati all’aumento del debito globale e alla possibilità di una recessione. In questo scenario, la risposta prevalente non è la riduzione dell’investimento, ma una maggiore diversificazione, sia tra asset class che tra aree geografiche.
Un altro elemento centrale riguarda le valute. Il 65% degli intervistati ritiene che il ruolo del dollaro come valuta di riserva globale possa indebolirsi nel tempo, e questo sta portando a un ripensamento delle esposizioni denominate in dollari. Si rafforzano così strategie multi-valutarie, con euro e franco svizzero che emergono come alternative sempre più considerate, anche se gli asset nordamericani restano ancora la componente dominante nei portafogli globali.
A livello geografico, le strategie non sono uniformi e riflettono approcci diversi a seconda delle regioni. Gli investitori con base negli Stati Uniti tendono ancora a concentrare gran parte del capitale sul mercato domestico, mentre in Europa, Italia compresa, in Medio Oriente e in Asia si nota una maggiore apertura verso la diversificazione internazionale e il riequilibrio delle esposizioni. In questo contesto, il Sud-Est asiatico si distingue in modo particolare per la forte concentrazione sul tema dell’intelligenza artificiale, con una quota molto elevata di operatori già attivi nel settore, pari all’88%.