Private & Legal

Banca Generali, le tecnologie che non si possono trascurare

Oltre all’intelligenza artificiale i banker devono tenere conto anche della crescente tokenizzazione di asset finanziari e reali

Mai come ora il mondo del private banking è alle prese con una rivoluzione tecnologica destinata a lasciare il segno e a modificare le abitudini di tutti: professionisti del settore e risparmiatori.
La crescente digitalizzazione del settore finanziario si riflette anche nel rapporto con i clienti più facoltosi, anche loro alle prese con le nuove tecnologie, soprattutto le generazioni più giovani.
Per cercare di anticipare le tendenze in atto e capire come devono porsi i professionisti del settore abbiamo incontrato Marco Bernardi, vice direttore generale di Banca Generali che ci ha raccontato come la banca del Leone si sta attrezzando per rispondere alle nuove sfide.

Bernardi, si è già parlato molto di intelligenza artificiale e private banker. Dal vostro osservatorio questa tecnologia come sta cambiando la relazione con i clienti?
“Voglio ribadire che questa tecnologia non deve essere considerata come una minaccia sostitutiva per i banker, anzi può diventare un potente alleato informativo che permette ai professionisti di confrontarsi con clienti sempre più preparati. Già da ora il banker deve essere pronto a rispondere ad eventuali domande dei clienti che hanno consultato l’intelligenza artificiale. Questo è l’aspetto di maggiore complessità e proprio per questo abbiamo messo a disposizione di tutta la rete Microsoft Copilot. Inoltre a breve rilasceremo un nuovo applicativo più avanzato basato sull’IA che supporterà i nostri banker nella segmentazione dei clienti, nell’analisi dei bisogni e nella definizione di strategie personalizzate. Più in generale l’introduzione di soluzioni di AI generativa aiuta i private banker a semplificare i flussi di lavoro e a ottimizzare l’utilizzo del tempo liberandoli da compiti a ridotto valore aggiunto e permettendo loro di concentrarsi sempre di più sulle attività di relazione. Non necessariamente su un numero maggiore di clienti ma su rapporti più consolidati con i principali clienti. Perché il nostro è ancora un business di persone basato sulla fiducia”.

Oltre all’intelligenza artificiale ci sono altre tendenze nel mondo della tecnologia destinate ad avere un impatto sul lavoro dei banker?
“Oltre all’intelligenza artificiale sta emergendo il trend legato alla tokenizzazione di asset finanziari e reali, come immobili, opere d’arte e passion asset. Questa tecnologia permette il frazionamento dei diritti di proprietà (immobili, azioni, obbligazioni, arte, ndr) in token digitali basati su blockchain.
In questo modo è possibile acquistare e detenere in portafoglio solo una piccola quota di un immobile o di un’opera d’arte. I token possono essere inseriti all’interno di un wallet digitale e quindi vanno ad ampliare la gamma di asset class investibili. Anche in questo caso per il banker si tratta di accrescere il raggio di conoscenze sulle diverse tipologie di asset class, oltre quelle tradizionali gestite finora, con il fine ultimo di ottenere portafogli più diversificati. Questa tecnologia non ci coglie impreparati. I clienti di Banca Generali possono già contare sulla collaborazione con la fintech Conio, specializzata nella custodia di asset digitali”.

Nel futuro dei nostri banker non c’è però solo la tecnologia. A cosa si riferisce?
“Mi riferisco in particolare alle sinergie con Intermonte, l’investment bank che abbiamo rilevato lo scorso anno, che consentiranno di offrire servizi di corporate finance ai clienti imprenditori. Abbiamo messo a punto un modello che integra la protezione del patrimonio personale con la crescita dell’impresa, canalizzando il risparmio privato verso l’economia reale”.

Un altro tema su cui siete particolarmente attenti sono i reclutamenti e l’inserimento di giovani. Su questo fronte cosa avete in agenda?
“Lo scorso anno abbiamo accolto più di 150 nuovi colleghi, investendo sempre di più su giovani e donne. Queste categorie, storicamente sottorappresentate nel settore della consulenza, hanno e avranno sempre di più un ruolo cruciale nel rapporto con la clientela.
In particolare, sul fronte dei giovani, abbiamo effettuato oltre 70 inserimenti di professionisti under 40 da inizio anno, in percorsi dedicati di formazione e mentorship. In questo senso stiamo sempre più utilizzando lo strumento del team, che crediamo rappresenti una grande opportunità per il mondo della consulenza finanziaria, favorendo un travaso di competenze ed esperienza tra i colleghi senior e i nuovi ingressi”.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di maggio 2026 del magazine Wall Street Italia. Clicca qui per abbonarti.