Mercati

UBS, Ermotti al timone fino al 2027?

Sergio Ermotti potrebbe restare alla guida di UBS ben oltre ben oltre la scadenza indicata di aprile 2027. Secondo fonti vicine alla banca citate da Reuters, il consiglio di amministrazione dell’istituto elvetico non vuole cambiare il proprio amministratore delegato finché non avrà piena visibilità sui nuovi requisiti patrimoniali imposti dalle autorità svizzere — e finché non emergerà un successore credibile, sia esso interno o esterno al gruppo.

Il banchiere ticinese, 65 anni, era già stato al vertice di UBS tra il 2011 e il 2020, prima di essere richiamato nel 2023 per guidare l’integrazione di Credit Suisse, travolta da una crisi di fiducia senza precedenti. Lo scorso marzo aveva dichiarato di restare in carica almeno fino all’aprile 2027, lasciando aperta la possibilità di un ulteriore prolungamento.

Il nodo principale resta l’incertezza sull’entità dei requisiti di capitale: le nuove norme potrebbero imporre alla banca fino a 22 miliardi di dollari aggiuntivi, una variabile che rende complesso pianificare il passaggio di consegne al vertice.

Il nodo successione

Due fonti hanno riferito a Reuters che UBS non è convinta che i potenziali successori interni siano, al momento, pronti per il ruolo. Una terza persona a conoscenza del dossier ha aggiunto che il consiglio è sempre più aperto a candidati esterni. Nessun nome preferito è tuttavia emerso, e la banca non intende affrettare la decisione.

Ermotti ha sempre dichiarato la propria preferenza per una successione interna. Ma la complessità del momento — tra la chiusura dell’integrazione di Credit Suisse, attesa tra fine 2026 e inizio 2027, e un contesto regolamentare ancora fluido — rende lo scenario più complicato del previsto.

L’opzione presidenza

Le fonti indicano che Ermotti sarebbe disponibile ad assumere la presidenza del consiglio di amministrazione di UBS una volta lasciata la guida operativa. La banca, tuttavia, dovrà tenere conto delle regole della FINMA, che in linea di principio richiede un periodo di raffreddamento di almeno dodici mesi prima che un ceo possa diventare presidente, pur consentendo un passaggio diretto al cda in una fase transitoria.

Un vincolo non trascurabile riguarda la nazionalità: UBS vuole che almeno uno dei due vertici — ceo o presidente — sia di nazionalità svizzera. Ermotti, cittadino elvetico, soddisfa questo requisito.

Al centro della tensione vi è la riforma del quadro prudenziale svizzero, varata dopo il crollo di Credit Suisse. Le autorità di Berna hanno proposto requisiti di capitale aggiuntivi che, nella loro versione più stringente, potrebbero costare a UBS fino a 22 miliardi di dollari. La banca li considera una minaccia alla propria competitività internazionale e sta lavorando per attenuarli.

Secondo Reuters, se le misure si rivelassero eccessivamente severe, UBS potrebbe considerare anche l’ipotesi di trasferire la sede legale all’estero. La banca tiene d’occhio con attenzione l’andamento della deregolamentazione bancaria negli Stati Uniti: Washington potrebbe diventare un’alternativa se la Svizzera non venisse più ritenuta una piazza competitivamente sostenibile.