Economia

Ubs-Credit Suisse: la procura indaga. A rischio ci sono 25mila posti

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I guai di Credit Suisse non sembrano mai avere termine. A puntare il dito contro il colosso bancario svizzero, dopo l’acquisizione da parte di Ubs, è l’ufficio del procuratore generale svizzero, il quale ha aperto un’indagine sull’acquisizione, che è stata mediata direttamente dal governo elvetico. L’ufficio del procuratore sta raccogliendo prove per identificare eventuali reati.

Nel corso di una dichiarazione, rilasciata nella giornata di domenica ed inviata a Bloomberg News, il procuratore federale spiega di essere intenzionato, vista la rilevanza degli eventi, ad adempiere in modo proattivo al proprio mandato e propria responsabilità di contribuire ad una piazza finanziaria svizzera pulita e ha istituito un sistema di monitoraggio al fine di adottare misure immediate in caso di qualsiasi circostanze che rientrano nella sua giurisdizione.

Credit Suisse, prende il via l’indagine

A seguito del matrimonio combinato tra Ubs e Credit Suisse, il procuratore generale elvetico ha deciso di ordinare direttamente alle autorità regionali e nazionali di provvedere ad indagare e raccogliere informazioni sulla vicenda. Lo scopo è quello di andare ad analizzare ed identificare la presenza di eventuali reati.

Al momento, comunque, il procuratore non ha ancora specificato se stia cercando particolari violazioni della legge da parte dei funzionari governativi, dei dirigenti di banca o dei giornalisti, che hanno pubblicato delle trattative a porte chiuse.

Ricordiamo, infatti, che poco prima della conferenza stampa del Consiglio federale del 19 marzo 2023, che aveva proprio come oggetto l’acquisizione di Credit Suisse da parte di Ubs, i media internazionali avevano riportato delle misure d’emergenza, che le autorità svizzere avevano adottato per salvare la banca in difficoltà. Nei vari articoli, i media hanno sempre fatto riferimento a persone che avevano una certa familiarità con il dossier e con le varie trattative. I media svizzera avevano la possibilità di citare questi media internazionali solo nel momento in cui la conferenza del governo si fosse conclusa.

Migliaia di posti di lavoro tagliati da Ubs

Il matrimonio tra Ubs e Credit Suisse avrà delle ripercussioni dirette sui posti di lavoro. Stando a quanto riferisce SonntagsZeitung, che si appoggia su alcune fonti interne ad Ubs, sono a rischio almeno il 20-30% dei posti di lavoro a livello globale. Stiamo parlando di qualcosa come 25-36mila impieghi su un totale di 120mila. Nella sola Svizzera potrebbero essere sacrificati almeno 11mila posti.

Siamo davanti ad una sforbiciata ben superiore a quella che avrebbe previsto il programma di risparmi messo in campo dal Credit Suisse.

Per quanto riguarda il marchio Credit Suisse, questo potrebbe essere preservato per i prossimi tre o quattro anni, dopodiché potrebbe scomparire definitivamente, dopo oltre 160 anni di esistenza. Per il momento questa è l’unica informazione che è filtrata in merito ai particolari di questa operazione.

Per il momento, comunque, UBS non si sbottona su come raggrupperà le unità del gruppo. Sembra essere ancora argomento di riflessione la separazione delle attività svizzere di Credit Suisse, anche se Ubs non ritiene attrattiva questa variante. SonntagsZeitung ritiene che il management di Ubs potrà prendere una decisione su come muoversi tra otto settimane, quando avrà accesso a tutte le informazioni. A quel punto potrà decidere cosa resta e cosa verrà scorporato.

La mega fusione tra i due colossi bancari svizzeri ha ridato fiato a coloro che da anni sostengono di trasformare la branca finanziaria della Posta, PostFinance, in una vera e propria banca in grado di concedere ipoteche e prestiti.