Uber (e le altre) che presto saranno società zombie

11 Luglio 2017, di Daniele Chicca

La redditività sembra contare sempre meno quando si tratta di investire in Borsa. La debolezza degli investimenti malgrado il contesto creditizio favorevole ha coinciso negli ultimi anni con un rallentamento della crescita della produttività, che dal 2007 ha visto na frenata sia nelle economie industrializzate che nei mercati emergenti.

È quanto emerge da un’analisi pubblicata a fine giugno dalla banca delle banche centrali (BIS) ma che è passata inosservata sui grandi media. Uber, e tanti altri gruppi nella stessa situazione, rischiano nel giro di poco tempo di diventare società zombie. Secondo i calcoli dell’analista e autore Jonathan Tepper la percentuale di aziende non redditizie sta aumentando progressivamente.

“La quota di aziende zombie i cui interessi passivi superano gli utili pre tasse (EBIT) è aumentata in maniera significativa nonostante i tassi di interesse insolitamente bassi”, si legge nel report della Banca dei Regolamenti Internazionali. Per società zombie si intende quella che ha più di dieci anni di vita ma ha un rapporto tra EBIT e interessi passivi inferiore a uno.

Secondo questo modello di calcolo Uber, che ha otto anni di vita, ha solo due anni di tempo e un’Ipo davanti prima di essere anch’essa classificata come una società zombie. A giudicare dai numeri messi a segno sinora sembra condannata.