Uber, debutto flop. Le stime degli analisti sulla Ipo dell’anno

13 Maggio 2019, di Mariangela Tessa

Debutto deludente per la tanto attese Ipo di Uber. La società di trasporti, nata nel 2009 a San Francisco che in pochi anni ha cambiato la mobilità urbana di centinaia di città, ha chiuso il suo primo giorni di contrattazione al Nyse, venerdì scorso, con un prezzo a 41,5 dollari, sotto quello di collocamento che era stato fissato a 45 dollari (-7,6%).

Uber ha venduto 180 milioni di titoli al prezzo di collocamento raccogliendo 8,1 miliardi di dollari e raggiungendo una valutazione di 75 miliardi circa, nettamente inferiore ai 120 miliardi a cui aveva puntato lo scorso anno.

Per Dara Khosrowshahi, amministratore delegato di Uber, “Una seduta non può determinare il nostro successo o fallimento. Tanto più in una giornata in cui le trattative tra Cina e Usa hanno creato molta volatilità e incertezza. Quello che è importante è che abbiamo fatto il nostro accordo. Abbiamo raccolto oltre 8 miliardi di dollari in capitale primario, che sarà un motore importante per crescere “.

Secondo Malcolm Burne, consulente del fondo MV Star Star NG:

“Solo il tempo dirà il vero valore di questo marchio globale. È successo lo stesso con i FAANG, che hanno subito una forte pressione immediatamente dopo l’IPO ma poi si sono rivelati buoni investimenti a lungo termine. Nessuna di queste società tuttavia garantisce di restituire profitti e dividendi per diversi anni”