Tutto chiuso fino a Pasqua, poi forse un graduale rientro alla normalità

31 Marzo 2020, di Mariangela Tessa

Tutto chiuso fino a metà aprile. E poi, se il trend in miglioramento intravisto in questi giorni dovesse continuare, si penserà una graduale riapertura delle attività. Sembra questa l’ipotesi a cui starebbe lavorando il governo Conte, insieme al Comitato tecnico scientifico (Cts), secondo le indiscrezioni in circolazione in questi giorni.

Le buone notizie che arrivano sul trend dei nuovi contagi non sembrano dunque cambiare di una virgola le intenzioni di Giuseppe Conte: il premier ormai è pronto ad annunciare la proroga delle chiusure previste per il 3 aprile

Probabilmente l’annuncio del nuovo Dpcm seguirà a un Consiglio dei ministri che, secondo fonti di governo potrebbe tenersi domani o giovedì.

Dovrebbe essere una proroga senza deroghe mentre qualche ombra c’è ancora sulla nuova data finale delle restrizioni. Il range ritenuto in queste ore più probabile è quello che va dal 15 al 18 aprile.

Sulle riaperture, così come è stato per le restrizioni, il premier vuole seguire la stessa via percorsa per la messo in campo delle chiusure: quella della gradualità. E il comparto che potrebbe beneficiare delle prime aperture potrebbe essere quello delle attività produttive per cui la serrata, ha spiegato Conte in un’intervista a El Pais, “non potrà durare molto”.

Dunque appena i contagi caleranno, magari già dopo metà aprile, si valuterà una riaperture delle imprese  con tutte le precauzioni del caso. A partire dal distanziamento sociale e dall’obbligo di ricorso ai dispositivi di sicurezza per i lavoratori, come le mascherine.

Tempi più lunghi per le scuole

Tempi più lunghi invece per le scuole e le università, luoghi di eccellenza per la trasmissione e diffusione del contagio. In generale, la riapertura di aziende, attività produttive, negozi, bar ristoranti e commercio in genere andrà naturalmente pianificata e non potrà avvenire da un giorno all’altro. Non si potrà cioè tornare istantaneamente alla vita normale.

Come ha sottolineato il virologo Fabrizio Pregliasco.

“bisognerà immaginare la riapertura del Paese con gradualità, valutando le singole tipologie di attività e facendo in modo che le aziende possano organizzarsi anche da un punto di vista di precauzioni sanitarie e di procedure di distanziamento”.

Per quanto riguarda invece le misure di quarantena, è al vaglio l’ipotesi di prevedere rientri cadenzati in base all’età: si inizierà dai soggetti più forti, come i giovani, per poi passare a quelli più a rischio.

Per un ritorno graduale alla normalità dipenderà tutto dall’andamento dei nuovi contagi.
La discesa della curva epidemica in Italia, non ancora iniziata malgrado i primi segnali positivi, potrebbe concludersi intorno ai primi giorni di maggio con il raggiungimento del fondamentale obiettivo “contagi zero”.

E’ la previsione di una ricerca condotta dall’Einaudi Institute for Economics and Finance (Eief), un centro di ricerca universitaria di Roma sostenuto dalla Banca d’Italia sull’andamento del coronavirus.

Sulla base dei dati del 29 marzo emergono dallo studio stime per ciascuna regione, dalle quali emerge che la prima regione a raggiungere il traguardo dei zero contagi sarà il Trentino Alto Adige il giorno sei aprile, seguita il 7 aprile da Liguria, Umbria e Basilicata, poi da Valle d’Aosta (8 aprile), Puglia (9 aprile), Friuli Venezia Giulia (10 aprile), Abruzzo (11), Veneto e Sicilia (14), Piemonte (15), Lazio (16), Calabria (17), Campania (20), Lombardia (22), Emilia Romagna (28), Toscana (5 maggio).