Tusk: “Due mesi per salvare Schengen e l’euro”

20 Gennaio 2016, di Daniele Chicca

BRUXELLES (WSI) – Ormai lo ammettono anche gli eurocrati di Bruxelles: i principi fondamentali dell’Unione politica ed economica d’Europa sono in gioco e ormai rimane poco tempo per scongiurare la fine delll’Ue e dell’Eurozona.

Dopo il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, un altro leader europeo, il numero uno del consiglio europeo Donald Tusk, ha riconosciuto che la crisi dei rifugiati sta mettendo in pericolo la sopravvivenza dell’area dell’Europa Unita

“Abbiamo due mesi per rimettere la situazione migratoria sotto controllo — ha avvertito -: il consiglio di marzo sarà l’ultima occasione per vedere se la nostra strategia funziona. Altrimenti affronteremo una crisi come il crollo di Schengen“, ha dichiarato durante un intervento al parlamento di Strasburgo.

Le dichiarazioni di Tusk arrivano in un momento quanto mai delicato per l’Europa impegnata in un gioco di forza tra Germania e altri Stati. Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, dopo aver proposto di imporre una tassa sulla benzina unica europea per affrontare la crisi dei migranti, ha detto che chiudere i confini non è una soluzione percorribile.

Il problema è che l’UE non ha molte opzioni. Le autorità non sanno far altro che tornare a riproporre l’unica ricetta possibile per non affondare, ovvero rafforzare i controlli lungo le frontiere esterne. È una soluzione costosa, ma almeno è la sola a vedere d’accordo i grandi del continente.

Una novità decisa nelle ultime ore, volta a placare le tensioni tra Nord e Sud, è quella di sollevare da tutte le responsabilità il paese che per primo si trova ad accogliere i migranti. Bruxelles sta mettendo a punto un modo per rivedere le leggi in materia di asilo, in modo da trovare un equilibrio in Europa.

“L’Unione europea è minacciata alla base e forse non ce ne rendiamo conto” ha detto nei giorni scorsi Juncker, per il quale se non si inverte in fretta la rotta a essere messi in dubbio ben presto non saranno solo i confini bensì anche il futuro della moneta unica.

“Oggi si reintroducono i controlli alle frontiere, domani ci accorgeremo che il colpo economico è considerevole e dopodomani ci chiederemo perché c’è ancora una moneta unica se non c’è più la libertà di movimento”.

Juncker ha fatto capire chiaramente che “se il mercato interno comincia a soffrire delle conseguenze di quanto sta accadendo le conseguenze sono incontrollabili e incontrollate”.

Fonte: Deutsche Welle