Ttip metterà ko l’agricoltura italiana? I rischi

30 Maggio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – L’agricoltura made in Italy rischia di essere affossata dal TTPI. E’ questa la paura diffusa tra gli esperti e gli operatori del settore che da mesi continuano a lanciare allarmi dopo allarmi sui rischi connessi all’entrata in vigore del trattato, che andrà a disciplinare un’area commerciale che vale quasi la metà del Prodotto interno lordo mondiale e circa un terzo degli scambi globali.

“Il valore dell’interscambio tra nord America e Europa sfiora i due miliardi di euro giornalieri” si legge in un articolo pubblicato oggi sul Corriere della Sera che ricorda che l’accordo agevolerà l’acquisto di beni e servizi, eliminando i dazi e le barriere non tariffarie che gravano sui prodotti, fattori che oggi ne aumentano i prezzi finali .

“Però il timore diffuso nel settore agricolo è di assistere a una gara impari, laddove i colossi agroalimentari statunitensi sbarcano in massa con i loro prodotti. I produttori di beni come frutta, latticini e carni prevedono più che altro un aumento delle esportazioni americane e nulla più” continua l’articolo.

Altro fronte caldo delle polemiche degli ultimi mesi è quello che punta a inserire nel trattato un meccanismo che impedisca i vari stratagemmi che fuorviano i consumatori sulla reale origine dei prodotti agroalimentari. Il caso più noto è quello di provole o formaggi simil Asiago prodotti nei caseifici del Wisconsin, che giocano con l’italian sounding per ingannare sulla provenienza.

“La struttura dei costi negli Stati Uniti è molto simile alla nostra e diversamente da molti miei colleghi non sono così preoccupato per questo accordo” ha detto al Corriere Giovanni Draghetta, titolare di un’azienda che produce 20mila quintali di riso l’anno nel pavese. “È l’Asia a farmi paura, soprattutto i paesi più poveri, in particolare in Sud Esta asiatico. A volte capita di trovare confezioni con nomi di prodotti nostrani che contengono riso prodotto in America che ha leggi diverse dalle nostre”.

“Sarebbe sbagliato avere preclusioni su temi come lo scambio e il commercio internazionale , ma qui vedo obiettivi e modalità poco chiare.” gli fa eco Carlo Triarico, produttore di carne biodinamica e presidente dell’Associazione nazionale per l’agricoltura biodinamica. Critico verso il Ttip, Triarico vede rischi per le nostre aziende. “Alcuni prodotti potrebbero essere realizzati e conservati con metodi fuorilegge in Italia, come l’uso di antibiotici per fare crescere il bestiame, da noi pratica vietata, ma permessa negli Usa”.

Fonte: Corriere.it