Truffatori celebri: cinque volti noti

30 Settembre 2020, di Mariangela Tessa

Truffatori celebri: cinque volti noti

Le truffe finanziarie più pericolose e ricorrenti, come ricorda il sito della Consob, utilizzano quasi sempre le medesime modalità. Si tratta di schemi da tempo “collaudati”, che però sembrano aver trovato una nuova linfa con la diffusione di internet.

La tipologia di truffa finanziaria più frequente è sicuramente il cosiddetto “schema piramidale” detto anche “schema Ponzi”, dal nome del suo ideatore, operante negli Stati Uniti agli inizi del ‘900. Si tratta dello stesso schema utilizzato in anni recenti da Bernard Madoff per una delle truffe più eclatanti di tutti i tempi.

Come funziona? In pratica, secondo lo schema Ponzi chi entra per primo ottiene ritorni economici a spese dei successivi “investitori” Si tratta, in parole diverse, di una specie di “catena di Sant’Antonio”, nella quale vengono promessi interessi molto elevati, pagati agli “investitori” mediante il denaro apportato dai nuovi soggetti che hanno aderito successivamente allo schema.

Il gioco funziona fino a quando resta elevata la capacità di attrarre nuovi partecipanti. Quando, invece, il nuovo denaro in entrata non riesce più a coprire gli interessi promessi a coloro che già sono coinvolti nello schema, il circuito si blocca, manifestando la sua natura di truffa.

Quali sono le più grandi truffe finanziarie della storia dell’economia e i più truffatori celebri? Ne abbiamo tracciate alcune: da cui poter trarre molti insegnamenti e soprattutto starne alla larga se si dovesse presentare un sospetto.

Truffe e truffatori celebri: Enron (2001)

La Enron Corporation è stata una delle più grandi multinazionali statunitensi, operante nel campo dell’energia e fallita all”improvviso nel 2001.

La bancarotta giunse del tutto inaspettata poiché ufficialmente l’azienda nei precedenti dieci anni aveva avuto una crescita molto rapida, decuplicando il proprio valore e raggiungendo il settimo posto nella classifica delle più importanti multinazionali degli USA, almeno sulla carta.
Tuttavia nel giro di pochissimo tempo le azioni Enron, da tutti considerate solidissime, persero tutto il loro valore, passando dalla quotazione di 86 dollari a 26 centesimi, bruciando così circa 130 miliardi di dollari nel giro di tre mesi.

Indagando più a fondo si scoprì che la Enron innanzitutto manteneva alto il livello dei suoi redditi con trucchi contabili, nascondendo allo stesso tempo eventuali perdite nelle società di comodo, ma anche ottenendo agevolazioni da parte del governo, ottenute in cambio di aiuti nelle campagne elettorali o donazioni a numerosi uomini politici in denaro o in pacchetti azionari. Diversi dirigenti Enron sono stati accusati di vari crimini finanziari e la società di revisione Arthur Andersen (revisore contabile di Enron) è implosa su se stessa.

Parmalat (2003)

È più grande scandalo di bancarotta fraudolenta e aggiotaggio perpetrato da una società privata in Europa. Scoperto solo verso la fine del 2003, nonostante le difficoltà finanziarie dell’azienda fossero presenti ili già agli inizi degli anni novanta. L’ammanco lasciato dalla società di Collecchio, mascherato dal falso in bilancio, si aggirava sui quattordici miliardi di euro.

Il crollo finanziario della Parmalat è costato l’azzeramento del patrimonio azionario ai piccoli azionisti, mentre i risparmiatori che avevano investito in bond hanno ricevuto solo un parziale risarcimento. Con l’accusa di bancarotta fraudolenta, Calisto Tanzi, il patron del gruppo, è stato rinviato a giudizio e in seguito condannato a diciotto anni di reclusione nonché numerosi suoi collaboratori tra dirigenti, revisori dei conti e sindaci.

Bernard Madoff (2008)

Dopo lo scandalo Enron, è forse la maggiore truffa della storia. L’11 dicembre del 2008 Bernard  Madoff, tra i truffatori celebri più noti, fondatore della società commerciale Bernard L. Madoff Investment Securities, uno dei finanzieri più famosi di Wall Street fu arrestato con l’accusa di aver organizzato una gigantesca frode. Accusa che il 12 marzo del 2009 si è trasformata in una condannato massimo della pena previsto per gli 11 reati commessi: 150 anni di prigione.

Madoff, offriva ai suoi clienti rendimenti garantiti intorno al 10 o al 12 per cento: cifre piuttosto alte, ma non impossibili.  Nel dicembre del 2008 lo schema Ponzi di Madoff si esaurì. Gli interessi da pagare ai vecchi clienti erano divenuti molto più alti dei nuovi investimenti.

Gli investitori che si erano affidati a lui per la gestione dei loro risparmi persero circa 65 miliardi di dollari.Qualche giorno prima di essere arrestato, Madoff pagò un ultimo bonus di produzione a sé e tutti i familiari. Poi annunciò ai suoi figli che il denaro era finito. .

Luckin Coffee (2019)

In Asia, in tempi più recenti, un altro grande scandalo vede come protagonista la società di caffè Luckin Coffee.

Anche in questo caso si è trattato di una truffa contabile da mezzo miliardo di dollari, tra vendite falsificate e costi gonfiati. In particolare, il fatturato 2019 dell’azienda era stato gonfiato, tra il secondo e il quarto trimestre, di 2,12 miliardi renminbi, circa 300 milioni di dollari. A ciò si aggiungono 1,34 miliardi renminbi (190 milioni di dollari) di costi gonfiati.

Wirecard (2020)

L’ultima aggiunta a una lunga e storica storia di frodi aziendali è Wirecard, una società tedesca di pagamenti elettronici, che ha visto il suo fondatore ed ex ceo, Markus Braun, finire in manetta. Quest’ultimo, noto come lo Steve Jobs tedesco, sarebbe la mente di una truffa contabile miliardaria che ha subito fatto parlare di un “caso Parmalat tedesco”.

A mancare all’appello sarebbero 1,9 miliardi euro di liquidità che, pur figurando nel bilancio, sono “probabilmente inesistenti”, a dire dello stesso Braun. L’accusa che la stessa procura ha mosso nei suoi confronti è quella “di aver gonfiato i dati di bilancio e il fatturato per far apparire la sua società più forte e più attraente per gli investitori e la clientela”.

Il selloff sul titolo Wirecard, società specializzata in tecnologie e servizi finanziari, era partito alcuni giorni prima della notizia del fermo ai danni del fondatore della società (per la precisione lo scorso 18 giugno): la società di revisione EY, infatti, si era rifiutata di firmare il bilancio della società.
La società ha deciso di ritirare i dati di bilancio preliminari per il 2019 e risultati relativi al primo trimestre 2020. L’agenzia di rating Moody’s, da parte sua, ha ritirato ieri (22 giugno) il suo rating sulla società.

La risonanza del caso Wirecard è stato enorme in Germania: lo stesso presidente della Bafin, la Consob tedesca, ha definito la vicenda come “un disastro completo e una vergogna per la Germania”.