Tronchetti Provera su Telecom e De Benedetti. E su Russia: “no sanzioni”

22 Dicembre 2015, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Marco Tronchetti Provera, numero uno di Pirelli, parla a tutto campo nel corso dell’intervista rilasciata a Mix24 di Giovanni Minoli, su Radio 24. E ripercorre anche le vicende del passato, in primis quella dell’avventura “Telecom finita in un disastro”.

Non è stata un disastro per Telecom, è stata un danno per la Pirelli e i Benetton, che erano azionisti insieme a noi. Per Telecom è stata una grandissima avventura di successo”. Sottolineando: “Quando io l’ho lasciata volevano entrare in Telecom gli spagnoli di Telefonica, voleva entrare in Telecom Murdoch e nasceva la prima società che univa media e telefonia in Europa, in America lo avevano già fatto da dieci anni”.

Ma allora cosa è andato storto, lo incalza Minoli? “Perché è andato via e avete perso, lei e Benetton, tre miliardi?”

C’era la cultura della proprietà nazionale della rete, questa cultura, credo che abbia portato, ad oggi, una Telecom molto poco competitiva”. Senta quanto ha perso? Ha detto tre miliardi insieme a Benetton? Domanda ancora Minoli. “La Pirelli, che aveva guadagnato tre miliardi e sette circa con le operazioni precedenti ha perso tre miliardi che non sarebbero stati persi se le combinazioni che noi avevamo pronte per la firma non fossero state bloccate”.

E alla domanda se la colpa sia stata del governo Prodi:

“Il governo Prodi non ha capito e io non mi sono spiegato bene, forse”.

E su quanto disse a proposito di De Benedetti, il manager risponde:

“Credo che ci sia stata una denuncia, io poi sono stato assolto, quindi vuol dire che quello che ho detto non era un reato”. Cioè era vero quello che lei ha detto? Chiede Minoli e Tronchetti risponde: “Penso che se non sono stato condannato, ne consegue che dovrebbe essere vero”.

Il riferimento è alle argomentazioni giuridiche del giudice di Milano Monica Amicone, che ha assolto Tronchetti dall’accusa di aver diffamato a mezzo stampa l’ingegnere Carlo De Benedetti. Argomentazioni che sono state rese note nella giornata di ieri.

Secondo il giudice, sebbene sia vero che il ceo di Pirelli aveva proferito dichiarazioni “disdicevoli per De Benedetti”, è altrettanto vero che quelle parole rientrano nel “diritto di critica” e rispettano “il requisito dell’interesse sociale”. Tutto nacque nell’ottobre 2013, quando Tronchetti affermò:

“Se anche io raccontassi la storia delle persone attraverso i luoghi comuni e gli slogan, potrei dire che l’ingegner De Benedetti è stato molto discusso per certi bilanci Olivetti, per lo scandalo legato alla vicenda di apparecchiature alle Poste italiane, che fu allontanato dalla Fiat, coinvolto nella bancarotta del Banco Ambrosiano, che finì dentro per le vicende di Tangentopoli”.

Tronchetti fu querelato per diffamazione da De Benedetti, ma il processo a suo carico si è chiuso il 21 settembre scorso con una sentenza di assoluzione “perché il fatto non costituisce reato”.

Sulla questione del bail-in, che entrerà in vigore dal 1° di gennaio e alla domanda se si possa parlare di emergenza numero uno del Paese, Tronchetti ha detto:

“È la chiarezza, non è che sia l’emergenza. E’ la chiarezza su quali sono i rischi che un investitore prende e quali sono gli investimenti più sicuri, questo deve essere chiaro sulla prima pagina del foglio di carta che ogni investitore firma”. “Senza questa chiarezza si rischia, spero non la valanga, ma certo la perdita di fiducia questo sì, e questo va evitato a tutti i costi”.

Sulle sanzioni imposte alla Russia:

“le sanzioni vanno tolte chiarendo il quadro ucraino che è più semplice da risolvere di quanto non si creda”.