Troika in Grecia: i risultati ottenuti

13 Febbraio 2017, di Mariangela Tessa

Il fascicolo Grecia torna sul tavolo di Bruxelles con la Germania sempre più’ l’insofferente verso i ritardi del governo greco nell’adempimento delle promesse greche fatte ai creditori e l’Fmi che adotta un atteggiamento più soft nei confronti di Atene. Tutto questo mentre i rendimenti dei biennali sul debito sovrano greco hanno superato il 10%. Un chiaro segnale che riflette le divisioni tra i creditori di Atene sul futuro del paese. Intanto, le chance di trovare un accordo il 20 febbraio, in occasione della prossima riunione auspicata dal Commissario europeo agli affari economici, Pierre Moscovici, si riducono drasticamente. La verità è che la crisi greca non è stata mai risolta in termini definitivi.

Le ultime tensioni si sono acuite quando il Fondo Monetario Internazionale che, insieme all’Unione europea e alla Bce, e’ una delle istituzioni coinvolta nel salvataggio della Grecia, hanno chiesto nuove misure di austerity su pensioni e esenzioni di imposte. Richieste che sono state rigettate dal governo di Alexis Tsipras, definendole “non democratiche”.

Alla base delle tensioni il diverso approccio all’interno della Troika su come rendere sostenibile il debito greco che viaggia intorno al 179% del Pil. A questo proposito, l’FMI che in passato aveva svolto il ruolo più “aggressivo” nei confronti di Atene, ora sembra essere diventato il “poliziotto buono”, chiedendo una riduzione del debito e obiettivi di attivo primario più realistici, passando dal 3,5 all’1,5% per il 2018.

D’altro canto la Germania si oppone a qualsiasi taglio del debito, soprattuto in un periodo in cui la cancelliera Angela Merkel si trova in campagna elettorale e quindi in cerca di consensi prima delle elezioni di settembre.

Oltre a questo, la Grecia dice di avere i soldi per far fronte ai debiti senza nessun altra tranche di aiuti, ma la realtà sembra ben diversa. Secondo gli analisti di SocGen, Atene, che deve pagare 8 miliardi di euro per bond in scadenza, teme che lo stato di incertezza possa alimentare la sfiducia degli investitori con conseguenze esplosive.

Da parte Ue, in ogni caso, si vuole evitare di scatenare nuovi ‘drammi’ greci. “Non ci sono scadenze” per arrivare a un accordo complessivo, hanno sottolineato a Bruxelles, pur riconoscendo che “l’Eurogruppo del 20 febbraio e’ una data importante”. Del resto non ci sono esigenze di pagamenti urgenti da parte di Atene che senza gli aiuti Ue-Fmi non potrebbe onorare.