Trivellazioni, “Ambiente a rischio per due gocce di petrolio”

16 Marzo 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – “Per quattro goccioline di petrolio e due bollicine di gas, che potrebbero servire a coprire non più di un anno e mezzo di autonomia energetica, stiamo mettendo a rischio interi territori”.

E’ l’allarme lanciato da Vincenzo Balzani, professore emerito dell’Università di Bologna e coordinatore del gruppo di scienziati “Energia per l’Italia”, che in un’intervista pubblicata su Linkiesta specifica:

«Non siamo seduti su un mare di petrolio, come dice qualcuno. Possediamo risorse limitate, concentrate tra il mare Adriatico e la pianura Padana, il cui sfruttamento potrebbe produrre danni molto più ingenti dei benefici che può portare».

In relazione al referendum previsto il prossimo 17 aprile, che la stampa ha ribattezzato, #Notriv, Balzani ha poi aggiunto:

“Andiamo alle conferenze all’estero facendo grandi discorsi ecologisti, diciamo di voler abbattere le polveri sottili nelle nostre città, poi torniamo in Italia e diamo le autorizzazioni per trivellare”.

Il riferimento e’ alla decisione presa il 22 dicembre dalla ministra dello Sviluppo economico Federica Guidi che ha firmato 90 permessi di ricerca petrolifera per la terraferma, 24 per i fondali marini, più oltre 200 per le coltivazioni di idrocarburi. Permessi che interessano in lungo e in largo l’Italia: dalle isole Tremiti, in Puglia, a Isola Capo Rizzuto, in Calabria, da Pantelleria alle coste abruzzesi.

Il giorno dopo, il 23 dicembre, come ha denunciato il verde Angelo Bonelli, la Camera ha approvato in via definitiva la legge di stabilità, che contiene il divieto (già chiesto nei sei referendum proposti da dieci regioni) di trivellare entro le 12miglia dalla costa. Giusto in tempo. Per le concessioni date il divieto non è valido.

Come ricorda Linkiesta, la BP Statistica Review di giugno 2014, aveva calcolato che “le riserve di combustibili fossili sfruttabili in Italia ammontano a 290 Mtep (megatep). Se il consumo di energia annuale è di 159 Mtep, il calcolo è che il petrolio italiano servirà a far camminare le nostre macchine per meno di due anni. Spalmate su un periodo di 20 anni, ammontano a circa il 9% del consumo annuale di energia primaria”

“Per questo piccolo gruzzolo facciamo buchi qua e là con il rischio di compromettere luoghi e ambienti, come le Tremiti, che sono fonti di guadagno turistico per il nostro Paese”, ha concluso Balzani.

Fonte: Linkiesta