Pensione anticipata con metodo contributivo: Tridico “bocciato” da Fornero e sindacati

21 Gennaio 2020, di Alberto Battaglia

Se un lavoratore si congeda in anticipo dalla vita attiva, questo pensionamento costituisce un aggravio per i conti dell’Inps. L’istituto, infatti, dovrà sborsare un assegno per più anni e a fronte di minori contributi previdenziali pagati dal lavoratore. Sì, ma se il calcolo della pensione fosse esclusivamente contributivo? Ovvero, basato solo e soltanto sulle somme versate dal lavoratore nel corso della sua carriera? In questo caso lo squilibrio non sarebbe altrettanto rilevante, perché quel lavoratore non andrebbe a “sottrarre” risorse dai contribuenti che lavorano oggi (la quota pagata con il sistema retributivo). Sì, perché le pensioni italiane sono calcolate con una combinazione di metodi contributivo e retributivo e lo saranno ancora per 16 anni.

La proposta di Tridico

L’idea lanciata dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, è all’incirca quella sopra descritta: consentire ai cittadini l’accesso alla pensione anticipata una volta raggiunta una base anagrafica minima, ma rendendo quest’uscita anticipata sostenibile per i conti tramite un ricalcolo della pensione solo sulla base dei contributi versati. “La flessibilità rispetto ai 67 anni va garantita”, ha detto Tridico in un’intervista a Repubblica, “soprattutto se ragioniamo in termini di logica contributiva”.

“Si fissa una linea di età per l’uscita, poi il lavoratore deve essere libero di scegliere quando andare in pensione. Ovviamente con ricalcolo contributivo, come avverrà per tutti dal 2036”. E per i giovani? Tridico rilancia la sua proposta di un fondo pensione integrativo gestito dall’Inps, in grado di colmare i “buchi” nel versamento dei contributi relativi al primo pilastro, nel caso di carriere lavorative discontinue. “Le somme sarebbero investite da Cassa depositi e prestiti in Italia. Se l’Inps amministra 800 miliardi, ne può aggiungere anche altri 20 o più”.

Fornero e Landini uniti nel “no” alla proposta Tridico

L’idea di una pensione anticipata completamente a sistema contributivo non piace né ai sindacati né all’ex ministro del Lavoro Elsa Fornero, solitamente attestati su posizioni diametralmente opposte. Secondo il segretario della Cgil, Maurizio Landini la proposta di pensionamento anticipato delineata da Tridico “sarebbe un sistema molto penalizzante e un sistema pubblico deve contenere elementi solidali, come fa la piattaforma Cgil-Cisl-Uil, che rivendica un’uscita flessibile a partire da 62 anni”.
Dello stesso avviso anche Domenico Proietti segretario confederale della Uil: “Un ricalcolo contributivo non va bene; porterebbe solo ad un taglio delle pensioni indebolendo in maniera inaccettabile l’assegno pensionistico”.

Anche la professoressa Fornero teme che la forbiciata sulle pensioni sarebbe troppo netta se si procedesse al ricalcolo solo contributivo: “Sotto il profilo finanziario questa proposta non addossa oneri alla collettività nel senso che ciascuno prende la pensione che si è pagata con i propri contributi, ma è chiaro che comporterebbe però pensioni molto più basse di quelle che i lavoratori si attendono con riduzioni molto forti negli assegni a venire”, ha detto in un’intervista rilasciata all’agenzia Adnkronos.
“E non credo sia una misura opportuna e politicamente fattibile: il rischio infatti è che una proposta del genere possa indurre le persone in condizioni più difficili ad uscire dal lavoro, creando così dei nuovi poveri. Perché quello che oggi può essere considerata una pensione appena adeguata, domani si rivelerà una pensione bassa”.

In sintesi, è molto difficile aspettarsi che un ricalcolo contributivo possa risparmiare al lavoratore un netto calo nella pensione che percepirà in vecchiaia, anche se questo dipende molto dalla sua storia contributiva (in particolare dai contributi pagati in gioventù).