Trichet: Italia non si illuda, austerità non è finita

15 Aprile 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – L’Italia non si illuda, dovrà ancora fare i conti con l’austerità. Ne è convinto Jean-Claude Trichet, 73 anni, ex governatore della Bce, prima che subentrasse l’attuale numero uno, Mario Draghi. Lo stesso Trichet finito nell’occhio del ciclone per la decisione di rialzare i tassi dell’Eurozona nel luglio del 2008 e, di nuovo, nel 2011. Così Trichet:

“Quando vedo paesi che hanno un debito così alto rispetto al Pil e problemi di bilancio pubblico importanti, non posso che dire: rispettate il patto di stabilita’. Lo dico all’Italia, ma anche alla Francia e alla Spagna. Non rispettarlo nel passato vi è costato molto caro”.

Sempre a proposito dell’Italia, Trichet promuove i passi avanti degli ultimi anni, ovvero da quando nel 2011 ha lasciato le redini della Bce: “Iniziò Mario Monti, poi Enrico Letta e oggi Renzi. Andate nella direzione giusta, la modernizzazione e il risanamento dell’Italia. Bisogna però continuare”. Il fatto è che, in generale, “ora i governi si sentono meno sotto prssione e fanno orecchie da mercante alle richieste di riforme strutturali”.

In realtà l’intervista a La Stampa inizia proprio con “quella lettera”. Quella lettera con cui di fatto fu Bruxelles a decidere le sorti dell’Italia. Era l’agosto del 2011.

“Una situazione drammatica: né l’Italia, né la Spagna riuscivano più a rifinanziarsi sui mercati internazionali. Scrissi a Berlusconi, ma anche al premier spagnolo, José Luis Zapatero. Spiegai che bisognava accelerare sulle riforme strutturali, per riconquistare la fiducia del mondo intero (…) Non ritenevo che quella lettera dovesse essere resa pubblica, ma il vostro presidente del Consiglio non mi ascoltò”.

Trichet risponde così alla domanda del giornalista, che gli fa notare le critiche che gli sono state mosse dall’ex numero uno della Federal Reserve, Ben Bernanke. Bernanke, nel suo libro di memorie pubblicato nel 2015, aveva chiaramente detto di non condividere Trichet nel sostegno dato all’austerità.

“Il problema è che per gli americani è molto difficile capire quello che è successo da noi. Ci siamo ritrovati con sei Paesi, compresa l’Italia, sull’orlo del default. Loro non hanno mai vissuto questo tipo di problemi, anche se hanno un debito pubblico monumentale. Se fossi rimasto in carica, in questi anni avrei fatto esattamente le stesse cose di Mario Draghi, con il sostegno del consiglio direttivo”.

La risposta è poi”Assolutamente no” alla domanda se la crisi del 2008 sia stata digerita.

“Ne sono la prova le politiche monetarie portate avanti dalle banche centrali di tutto il mondo. Sono politiche estremamente audaci, perchè le economie vivono ancora grosse difficolta'”.