L’indagine di CoinShares su cinque mercati europei evidenzia come una quota crescente degli investimenti in criptovalute venga effettuata al di fuori dei circuiti della consulenza finanziaria.
Per Bitcoin si fa riferimento alla moneta elettronica creata da Satoshi Nakamoto, questo lo pseudonimo con il quale l’autore si è presentato alla Rete alla fine del 2008 per annunciare il lancio della propria invenzione avvenuto, poi, nel 2009.
Per questa valuta virtuale, che ha realizzato il concetto di criptovaluta teorizzato nel 1998 da Wei Dai, sono stati creati i relativi simboli e codici, rispettivamente: ฿ e BTC o XBT, esattamente come avviene per le valute reali.
Altra notazione riguarda la scrittura del nome, quando ci si riferisce alla tecnologia e alla Rete si usa il termine Bitcoin, scritto con la b maiuscola, quando invece il riferimento è alla moneta vera e propria si usa la b minuscola, bitcoin.
La gestione di questo tipo di valuta è, ovviamente, interamente digitalizzata, non esiste una Banca Centrale che produca e immetta moneta sul mercato. Il sistema Bitcoin si basa su un grande database e mezzi di crittografia avanzatissimi attraverso i quali è possibile: tracciare le transazioni, generare moneta e assegnarla ai legittimi proprietari.
Digitale è anche il portafoglio che per i bitcoin può essere un qualsiasi personal computer custodito in prima persona o di terze parti che vanno quindi ad assumere il ruolo dei classici istituti bancari.
Attraverso Internet i bitcoin viaggiano verso chiunque sia in possesso di un indirizzo bitcoin, praticamente un meccanismo basato sul peer to peer, così come avviene da anni per lo scambio di file audio e video. Questa architettura gestionale fa sì che nessuna autoritĂ possa bloccare la Rete o decidere una eventuale svalutazione a causa dell’immissione di nuova moneta.
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L’indagine di CoinShares su cinque mercati europei evidenzia come una quota crescente degli investimenti in criptovalute venga effettuata al di fuori dei circuiti della consulenza finanziaria.
Dopo il crollo del 16% in sette giorni, la criptovaluta recupera terreno ma gli analisti invitano alla prudenza. Pesano i deflussi dagli ETF, il rialzo delle attese sui tassi e la concorrenza dei mercati azionari.
Il bitcoin perde slancio mentre Wall Street aggiorna i massimi storici. Gli investitori riallocano capitale verso azioni e quotazioni record, alimentando la pressione sul principale asset digitale.
Il prezzo dell’oro sale a 4.801 dollari l’oncia mentre Bitcoin raggiunge 72.700$, sostenuti dalla proroga della tregua sullo Stretto di Hormuz e dal calo del petrolio.
Il 2026 si configura quindi come un anno decisivo. Bitcoin potrebbe consolidarsi come asset piĂą maturo e integrato nei portafogli globali oppure tornare a mostrare quella volatilitĂ che da sempre lo contraddistingue.
La criptovaluta più importante registra la quinta flessione mensile consecutiva, sotto pressione per i dazi globali e l’incertezza sui mercati crypto.
Secondo Dovile Silenskyte (WisdomTree), nel 2026 le crypto entrano nell’asset allocation: meno trading tattico e più implementazione disciplinata tra ETP, staking e governance.
Dopo aver raggiunto il massimo storico di 126.500 dollari nell’ottobre 2025, il bitcoin continua la sua discesa, complice il più ampio sentiment di avversione al rischio che sta avvolgendo anche il mercato delle crypto. I prezzi perdono il 30% in una settimana e tornano intorno alla soglia dei 60 mila dollari.
Il bitcoin accelera al ribasso e archivia una perdita vicina al 40% dai massimi autunnali. Tra concorrenza dell’oro, stallo normativo negli Usa, fattori politici e ciclo storico, prende forma un mercato ribassista che mette in discussione la narrativa dell’“oro digitale”.
Il Bitcoin dovrebbe proteggere nei momenti di incertezza, indipendente dai sistemi finanziari tradizionali. Ma tra tensioni geopolitiche e bisogno di liquiditĂ immediata, gli investitori continuano a privilegiare il metallo giallo, mentre la criptovaluta viene venduta.