Tobin Tax: non aiuterà la crescita, prima la Francia ha bisogno di tagli

31 Luglio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – E’ stata difesa di recente da autorevoli economisti come Paul Krugman, e’ oggetto di raccomandazioni dell’Unione europea ed e’ auspicata fortemente dalla Germania. Potrebbe servire ai governi per rifarsi la faccia e recuperare almeno parte dei fondi utilizzati nelle operazioni di salvataggio bancario. Da domani la Francia diventera’ il primo paese europeo a imporla.

Il problema e’ che le controindicazioni di una tassa sulle transazioni finanziarie non mancano: in primis non aiutera’ ad aumentare la solidita’ finanziaria del paese e in secondo luogo, anziche’ colpire gli squali della speculazione, rischia di pesare su banche e piccoli investitori.

Inoltre sarebbe decisamente piu’ sensato e la tassa funzionerebbe meglio se anche gli altri paesi del continenti intraprendessero misure simili. E lo facessero in modo tale che la manovra – la quale ha assunto una certa popolarita’ dopo lo scoppio delle ultime due crisi finanziarie – sia accompagnata da un piano di riduzione delle spese pubbliche.

Gia’ in passato non veniva considerata una buona idea per rilanciare la crescita, bensi’ piuttosto una misura populista per dare un messaggio di equita’ ai cittadini. I problemi sono almeno due: l’obiettivo e’ colpire al cuore la speculazione, ma a essere colpiti rischiano di essere sopratutto i piccoli investitori, perche’ la misura e’ in qualche modo eludibile.

Il secondo problema e’ che la Francia rischia di disincentivare l’afflusso di nuovi capitali e la quotazione di nuove imprese sul suo mercato regolamentato, visto che quasi nessun Paese al mondo ha tale tipo di tassazione.

Si tratta della piu’ significativa tra le misure fiscali adottate dal governo socialista insediatosi quest’anno e guidato da Hollande, anche se va ricordato che fu l’ex presidente Nicolas Sarkozy, del centro destra, a volerla. E anche la Germania, oltre all’Italia, e’ molto favorevole a questa forma di Tobin Tax. Si oppongono invece strenuamente gli Usa, ma inaspettatamente anche altri stati, come il Nord Europa, Svezia in testa.

La tassa dello 0,2%, modellata sull’esempio della teoria dell’economista James Tobin, interessera’ 109 societa’ francesi, la cui lista e’ stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale gia’ questo mese. Una tassa simile sara’ anche imposta sugli scambi ad alta frequenza e i contratti derivati allo scoperto per assicurarsi contro l’eventualita’ del default (Cds).

La legge – che era stata approvata dall’Assemblea Nazionale (promossa dall’ex maggioranza del presidente Nicolas Sarkozy) – portera’ almeno 170 milioni di euro nelle casse statali nel 2012 e 500 milioni l’anno prossimo. Ma Parigi spera di portare in media nelle casse dello Stato 1,5 miliardi di euro l’anno.

Non tutte le operazioni finanziarie saranno tassate, ma solo alcune di esse. In particolare, si prevede l’applicazione dell’aliquota dello 0,2% sull’acquisto a titolo oneroso di azioni e titoli assimilati, emessi da parte di un’impresa con sede legale in Francia almeno dall’1 gennaio del 2012, quotata sul mercato regolamentato francese e che capitalizza in borsa almeno un miliardo di euro.

Al contrario, non saranno tassate le operazioni di Pronti contro Termine, le emissioni sul mercato primario, gli acquisti da parte di una “clearing house” o stanza di compensazione o anche di un CDS (per conto proprio), operazioni infragruppo, prestito di titoli, acquisizioni per piani di risparmio per i dipendenti, acquisti legati a contratti di liquidita’, operazioni di market making, acquisizioni da parte di fondi comuni di investimento per dipendenti, fondi aperti per dipendenti e da dipendenti direttamente. Infine, sgravate dall’onere anche le obbligazioni convertibili in azioni.

Nel peggiore dei casi la nuova tassa spaventera’ gli investitori e ridurra’ i tassi di crescita. Le misure fanno parte del piano di bilancio del 2012 che compende anche una tassa speciale sul patrimonio, un incremnto del peso fiscale sui dividendi societari cosi’ come un dietrofront sulle misure per riformare il mercato del lavoro e il sistema di welfare insostenibile francese.

Quello che manca, scrive Bloomberg, sono invece una serie di consistenti tagli alle spese. Hollande ha promesso di riuscire a risparmiare 50 miliardi di euro per ridurre il deficit al 3% del Pil l’anno prossimo. Al momento si trova al 5,2%.

Ma con il settore pubblico che conta gia’ per circa il 54% del Pil, tassare i ricchi e mostrare ai grandi della finanza che anche loro devono pagare per la crisi, puo’ anche essere una misura popolare, ma non risolvera’ gli annosi problemi fiscali ed economici del paese.

Nelle ultime settimane Parigi e’ stata graziata sul mercato secondario, perche’ gli investitori nel debito dell’area euro hanno incominciato a prediligere i paesi considerati ‘semi core’ del blocco a 17, in un periodo in cui i paesi finanziariamente solidi come Svizzera e Germania offrono tassi di ritorno sotto zero.