Tobagi (Invesco): “Dal Consiglio Ue può nascere la Next Generation EU”

15 Luglio 2020, di Alessandro Piu

Venerdì e sabato prossimi il Consiglio Ue riunisce a Bruxelles, in seduta straordinaria, per discutere il piano Next Generation EU. L’investment strategist di Invesco ne ha parlato in un recente webinar

Il 17 e 18 luglio può diventare una data fondamentale per l’Unione europea. Il Consiglio Ue straordinario convocato per discutere il piano per la ripresa in risposta alla crisi Covid-19 e il nuovo bilancio a lungo termine dell’Ue può tracciare la direzione futura di un’Unione che finora è stata solo monetaria o poco più. E che ha dimostrato, durante la crisi finanziaria del debito sovrano prima (2011-2012) e oggi nella crisi innescata dalla pandemia da Covid-19, di non poter funzionare senza avere anche una gamba fiscale.

Luca Tobagi, investment strategist di Invesco, ne ha parlato nel corso del webinar organizzato dalla società di gestione del risparmio.

“Per la prima volta in tanti anni comincio a vedere qualche segnale che mi fa pensare che abbiamo cominciato a muoverci nella direzione giusta. Con il mix di interventi previsto nel piano Next Generation EU, presentato dalla Commissione europea il 27 maggio e su cui discuterà il Consiglio Ue che inizia venerdì, si vogliono fare due cose: introdurre finanziamenti a fondo perduto e dotare la Commissione, e quindi l’Unione, di risorse fiscali importanti. Il cosiddetto Recovery Fund potrebbe mettere a disposizione somme pari al 5,4-5,5% del Pil europeo, tra finanziamenti a fondo perduto e prestiti”.

Con il Next Generation EU, Italia avvantaggiata

È noto che l’Italia è il paese che più beneficerebbe dell’approvazione del piano. In realtà è tutta l’Europa ad averne bisogno posto che, come ha sottolineato Tobagi

“noi conosciamo la nostra situazione attuale ma anche in altri paesi europei l’incertezza sulle conseguenze della pandemia e delle misure prese per combatterla hanno spinto a interventi importanti. Ci muoviamo in una situazione di grande crisi i cui effetti sono nascosti da una serie di interventi tampone. Persino in Gran Bretagna e negli Stati Uniti sono stati adottati provvedimenti estesi e simili alla nostra cassa integrazione. Questo ci dà l’idea della proporzione clamorosamente grande che gli eventi hanno assunto negli ultimi mesi”.

Per il momento nel Belpaese ci si è concentrati soprattutto sul Mes, 36 miliardi di euro messi a disposizione per investire nel settore sanitario, senza altre condizionalità. Sull’accettare o meno questa cifra si è aperto un surreale dibattito politico, viste le chiare condizioni di necessità dell’Italia, tra chi vorrebbe sfruttare l’opportunità e chi invece, memore della Troika (Bce, Fmi e Commissione) e delle condizionalità prima legate agli aiuti del Mes, preferirebbe rifiutare.

Recovery Fund, non ci sono pasti gratis

Per Tobagi, tuttavia, non ci sono pasti gratis:

“Qui in Italia si discute sull’accettare gli aiuti del Mes per investire nel settore sanitario mentre si punta al finanziamento a fondo perduto promesso dal Recovery Fund in discussione al prossimo Consiglio Ue. Ma neanche quest’ultimo è denaro regalato. Sono soldi che prima o poi vanno restituiti anche se indirettamente. Lo schema del Recovery Fund, che poi è diventato Next Generation EU, si regge sulla capacità dell’Unione europea di emettere debito sul mercato, e quindi di raccogliere fondi a tassi estremamente vantaggiosi. Prima o poi questo debito andrà restituito o andrà rifinanziato. Come? Con le risorse fiscali che l’Unione e la Commissione riceveranno dai singoli Paesi membri. L’idea che i finanziamenti a fondo perduto siano denaro che non dovrà mai essere rimborsato, è un’idea sbagliata. Chi ne parla in questo modo non rende un buon servizio a nessuno”.

Mercati finanziari su, dati economici giù. Chi ha ragione?

L’annuncio del piano Next Generation EU è stato peraltro uno dei motivi di sostegno per i mercati finanziari, a fronte di dati macroeconomici decisamente negativi. A nessuno sfugge la dicotomia esistente tra le rilevazioni statistiche ed economiche e il recupero delle borse iniziato dopo metà marzo scorso.

“I mercati azionari sembrano aver sposato l’attesa di una crescita a V, quindi di un rapido recupero e ritorno alla normalità – ha commentato sul punto Tobagi –. Tuttavia anche l’oro, bene rifugio per eccellenza, è salito. I messaggi che riceviamo sono quindi confusi ma il mercato sembra propendere per un recupero a V degli utili aziendali”.

Per capire se il mercato ha ragione o se sono gli indicatori economici ad averla, Tobagi invita a guardare alle stime di utili del prossimo anno e del 2022.

“Prendiamo il caso dell’S&P500: abbiamo delle stime di utile medio pari a circa 125 dollari per punto indice. La crescita per l’anno prossimo potrebbe essere del 29% andando a superare i 160 dollari e poi, a fine 2022, un altro 16% per arrivare quasi a 188 dollari, che rappresenta una crescita del 50% in due anni. Si tratta di un sostanzioso rialzo, soprattutto perché è un’aspettativa formatasi in un contesto macroeconomico ancora altamente incerto. Effettivamente tutto questo stimolo monetario potrebbe creare un rischio che gli asset finanziari siano troppo prezzati”.

Per diminuire il rischio di un riprezzamento del mercato in direzione ribassista Tobagi conclude con due consigli:

“il portafoglio deve essere molto diversificato. Inoltre è consigliabile entrare sul mercato con un approccio graduale di accumulo nel tempo, senza cercare di fare market timing opportunistico”.