Recovery Fund: a che punto siamo?

26 Maggio 2020, di Orizzonti Politici

Il Recovery Fund continua a tenere banco a livello europeo. Alcuni aspetti sono stati chiariti, non ci sarà mutualizzazione dei debiti pregressi, ipotesi alla quale si erano fermamente opposti Paesi del Nord Europa, ma compartecipazione al rischio comune unicamente pro futuro. Altri rimangono ancora in discussione, come l’ammontare del finanziamento del Fondo. In attesa della proposta della Commissione europea, che sarà formulata questo mercoledì, il patto tra Francia e Germania ha segnato un punto di svolta per la realizzazione finale del progetto.

L’iniziativa franco-tedesca

Istituito come un fondo per la ripresa dell’economia europea, il patto Merkel-Macron rappresenta una “proposta costruttiva” accolta positivamente da molti. L’accordo si basa su un ammontare di circa 500 miliardi di euro, raccolti attraverso titoli emanati dalla Commissione Europea. Questi fondi saranno poi destinati ai Paesi maggiormente colpiti dalla pandemia.
La garanzia alle obbligazioni che andranno sul mercato sarà, per gli investitori, il bilancio dell’Unione del 2021-2027, che rappresenta un primo passo verso la mutualizzazione del debito – inizialmente vista come un tabù dai Paesi del Nord Europa, in quanto i loro contribuenti dovrebbero farsi carico dell’irresponsabilità fiscale di altri Paesi dell’Unione. Inoltre, questi fondi saranno concessi a titolo di sovvenzioni, “dotazioni”: nella pratica, si tratterebbe di trasferimenti a fondo perduto.
Ed è proprio questa circostanza a rappresentare il “fiore all’occhiello” della proposta, che dovrà sì incontrare l’ok di tutti i paesi dell’Unione, ma che già trova l’approvazione degli analisti più accreditati: Brune le Maire, ministro dell’economia francese, ha affermato come questo rappresenti “un accordo decisivo, ma occorre cambiare la posizione di altri stati in particolare di Austria, Danimarca, Svezia e Olanda”. Similmente si è espressa la presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen. “L’accordo con Macron sul Recovery Fund è la prova dell’attaccamento di Angela Merkel all’euro, oltre che una risposta forte e inequivocabile di Angela Merkel alla decisione della Corte costituzionale tedesca” è invece quanto afferma Florence Pisani, Global Head of Economic Research di Candriam nel suo commento sull’iniziativa dei due leader europei.

Quanto spetta all’Italia?

Il Recovery Fund potrà essere una chiave di volta anche per l’Italia. Il nostro Paese potrebbe beneficiarne in misura importante (circa 80 miliardi) ma con destinazioni di spesa chiare e vincolate.
Priorità assoluta sarà data alla ripresa e al sostegno dell’economia nella difficile transizione dal lockdown alla graduale ripartenza, in un programma di grandi riforme strutturali per ribaltare i segni negativi registrati negli ultimi 3 mesi.
In primo piano è previsto un importante intervento sul tema delle semplificazioni amministrative, rivolto quindi ad uno snellimento della burocrazia, colpevole degli enormi ritardi registrati nell’assegnazione degli ammortizzatori sociali e dei prestiti garantiti alle imprese.
Fondi saranno destinati anche per velocizzare la giustizia, fardello non indifferente che ogni anno fa mancare nelle casse dello Stato miliardi di euro, senza dimenticare il problema dell’evasione fiscale. Parte degli ipotetici 80 miliardi dovrà essere impiegata nel cercare di combattere questo fenomeno, il quale, secondo molte stime, provoca un danno all’erario di circa 100 miliardi annui.
Non saranno quindi misure rivolte all’aumento della spesa pubblica come avvenuto in passato, ma con condizionalità di spesa a favore del sostegno economico per arginare la recessione più grande dal secondo dopoguerra. Se il fondo nato sull’asse franco-tedesco vedrà la luce, sarà l’occasione per attuare un piano di riforme essenziali che l’Italia da anni aspetta.

Aspettando mercoledì…

Quali opportunità si configurano per l’UE e l’Italia con il Recovery Fund? Per l’Europa il nuovo fondo potrebbe rappresentare un passo cruciale per una maggiore integrazione delle politiche fiscali a livello sovranazionale. Infatti, come sottolinea il Financial Times, la novità del fondo sarebbe la possibilità per l’UE di finanziarsi ricevendo prestiti dai mercati creditizi, permettendo l’emissione di titoli di debito comune. In tal senso, aumenterebbero decisamente le possibilità di creare uno strumento fiscale comune per l’UE, finanziato attraverso degli Eurobond.
Si configurano pertanto prospettive interessanti sia per l’Italia che per l’Europa.
Tuttavia, sarà cruciale considerare quanto la proposta del duo Merkel-Macron cambierà dopo i negoziati tra i capi di stato UE. Bisognerà anche capire quanto la proposta della Commissione, prevista per mercoledì 27, differirà da quella franco-tedesca, nonostante quest’ultima abbia trovato l’approvazione di Ursula von Der Leyen.

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