Titoli di stato e spread, cosa cambierà con i recovery bond

8 Luglio 2021, di Alessandra Caparello

Titoli di stato e spread, cosa cambierà con i recovery bond

Il fondo NextGenerationEU (NGEU), il recovery fund, avrà un ruolo fondamentale nell’armonizzazione dei costi di finanziamento di tutta l’area Euro, ma la compressione degli spread sui mercati sarà irregolare.
Così la consueta Pillola di BG Saxo secondo cui l’Italia sarà il maggiore beneficiario di questa nuova tendenza, mentre i titoli di stato francesi ne potrebbero risentire poiché le obbligazioni fino a cinque anni forniscono un rendimento inferiore rispetto alle nuove obbligazioni NGEU.

Titoli di stato: spread BTP/bund in restringimento

La recente domanda di obbligazioni NextGenerationEU, i recovery bond, è straordinariamente alta e gli investitori a lungo termine le considerano il nuovo safe-haven europeo da inserire nel proprio paniere. Un po’ come lo sono stati finora i Bund tedeschi o i Treasury Usa.
E’ l’Italia il Paese con il più alto rendimento nell’area dell’euro, al di sopra persino della Grecia. Pertanto, Roma beneficerà maggiormente della compressione degli spread sui mercati obbligazionari. Lo spread BTP/Bund dovrebbe restringersi più velocemente di qualsiasi altro Paese.

Meno ottimismo si respira sul  debito francese. La situazione creditizia di Parigi è deteriorata notevolmente durante lo scorso anno, con un’impennata del debito pubblico e privato più rapida che in qualunque altro stato europeo dice l’analista di BG Saxo. In termini nominali, il debito francese ha superato quello italiano, e il paese beneficerà di un quarto del pacchetto di finanziamenti che l’Italia ha ottenuto dal fondo NGEU.
Anche se i fondamentali di credito della Francia rimangono molto più solidi di quelli dell’Italia, i titoli di stato francesi sono al secondo posto tra i titoli sovrani con il rendimento più basso in Europa, subito dopo i Bund, e pagano un rendimento negativo fino a nove anni.

Gli esperti prevedono che la domanda di recovery bond continuerà a essere elevata nelle future aste di obbligazioni NGEU e non vedono l’ora che sia emesso il primo green bond NGEU.

“La scelta di emettere un terzo delle obbligazioni NGEU come green bond non è casuale. Gli investimenti ESG hanno un orizzonte di lungo termine maggiore rispetto agli investimenti tradizionali.
In questo modo, i politici si assicurano che lo stimolo fiscale sosterrà la prossima generazione (di cittadini europei), proprio come suggerisce il nome del fondo. Inoltre, l’UE risparmierebbe un sacco di soldi emettendo obbligazioni verdi. Infatti, lo spread “greenium” che quest’ultime pagano rispetto al loro benchmark è attualmente tra -2 e -6bps. Oltre 240 miliardi di euro di debito rappresentano un risparmio che va da 48 a 144 milioni di euro. Ora la domanda è se questo “greenium” può essere compresso ulteriormente, dato che gli investitori ESG sono affamati di offerta e un maggior numero di nuovi investitori è attratto dal nuovo benchmark verde europeo.