Tassi negativi Usa, ecco perché non farebbero bene ai risparmiatori

11 Giugno 2020, di Mariangela Tessa

La Federal Reserve non ha mai portato il costo del denaro in territorio negativo. E, secondo quanto affermato lo scorso 18 maggio dal numero uno Jerome Powell, la banca centrale americana non ha in programma tale ipotesi, nonostante il pressing del presidente Usa Donald Trump.

“È un’eventualità, ma non a breve termine”, ha dichiarato Greg McBride, capo analista finanziario presso Bankrate.com, alla CNBC, secondo cui i tassi di interesse negativi non sono “né desiderabili né efficaci”.  Lo dimostra il fatto, ha spiegato l’esperto, che “alcuni Paesi europei hanno avuto tassi di interesse negativi per sette anni e il quadro non è cambiato: le loro economie erano in crisi allora, stanno vacillando ora.”

E anche se il tasso sui federal funds, ieri confermati nella forchetta tra lo 0 e lo 0,25%, non è il tasso che i consumatori pagano.

Il tasso primario, che è il tasso che le banche estendono ai loro clienti più affidabili, è in genere di 3 punti percentuali superiore al tasso sui fondi federali.

“Per gli americani, tassi di interesse negativi comporterebbero probabilmente tassi ipotecari e tassi di carte di credito ancora più bassi, ma “nessuno ti pagherà per stipulare un prestito”, ha spiegato McBride.

Anzi. In questo periodo, con un numero crescente di persone sottoposte a gravi tensioni finanziarie, è diventato sempre più difficile prendere soldi in prestito. Questo perché le banche stanno stringendo i cordoni, riducendo la disponibilità di credito.

Allo stesso tempo, con i tassi quasi a zero è probabile che i risparmiatori perderanno qualsiasi vantaggio economico nel tenere denaro in banca, ha detto Tendayi Kapfidze, capo economista di LendingTree.

“Gli effetti dannosi per i risparmiatori sono immediati e chiari. Un costo del denaro così basso erode i guadagni per i risparmiatori, costringendoli a far ricorso a strumenti finanziari più rischiosi in cerca di rendimento”.