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Tassi BCE: quanti tagli attendersi nel 2024

Tutto come nelle attese degli analisti e del mercato. Ieri La BCE ha confermato il costo ufficiale del credito al 4% per i depositi presso la Bce e al 4,5% per le operazioni di rifinanziamento, con una decisione presa a larghissima maggioranza ma non all’unanimità: alcuni governatori avrebbero preferito un taglio immediato. La vera novità è, dunque, che ora anche i falchi sono pronti ad appoggiare la retromarcia sui tassi, più rapidamente dei colleghi americani della Fed scottati dall’inatteso rialzo dei prezzi a marzo.

Ma quanti taglia attendersi nel corso del 2024?

Prossima tappa giugno

Archiviato il meeting di aprile, ora i fari del mercato sono tutti puntati alla riunione di giugno, quando, sembra ormai certo, l’istituto di Francoforte inizierà a tagliare il costo del denaro di 25 punti base.

“Come previsto, la Banca Centrale Europea (BCE) – ha scritto Ulrike Kastens, economista  di DWS – ha aperto le porte a un primo taglio dei tassi, anche se la decisione finale dipenderà dalle prospettive di inflazione, dall’andamento dell’inflazione sottostante e dal meccanismo di trasmissione della politica monetaria. In particolare, data la nostra previsione di un ulteriore rallentamento della dinamica salariale, un taglio dei tassi a giugno sembra essere certo, e ci aspettiamo un abbassamento del tasso di deposito di 25 punti base al 3,75%”.

Allo stesso tempo, l’esperta sottolinea che la conferenza stampa di ieri ha confermato tre cose in particolare. ” In primo luogo, la BCE sta reagendo al contesto economico dell’eurozona, molto più debole rispetto ad altri blocchi economici come gli Stati Uniti. In secondo luogo, il rischio di un’inflazione “appiccicosa”, soprattutto nei prezzi dei servizi, non è stato eliminato. In terzo luogo, come previsto, il Presidente della BCE Lagarde ha sottolineato l’alto grado di dipendenza dai dati e ha ribadito che la BCE non si è impegnata a seguire un particolare percorso dei tassi di interesse. Di conseguenza, la riduzione della politica monetaria restrittiva sarà probabilmente un processo lento”.

Analisti divisi sui tagli 2024

Se il taglio di giugno sembra cosa certa, quello che accadrà dopo, tuttavia, non è dato sapersi

Sandra Rhouma, European Economist di AllianceBernstein, ha scritto in una nota:

“Sia il comunicato che il Presidente Lagarde, durante la conferenza stampa, hanno definito quello che di fatto sarebbe un taglio dei tassi a giugno come una “riduzione dell’attuale livello di restrizione”, a indicare che la Bce rimarrà sufficientemente restrittiva nel corso dell’anno, anche quando abbasserà i tassi. La morale della favola è che all’orizzonte ci potrebbero essere meno tagli di quanto ipotizzato. Il nostro caso base è di quattro tagli nel 2024, per un totale di 100 pb di allentamento, e questo rimane invariato, ma vale la pena sottolineare i rischi che lo circondano. Se l’inflazione dei servizi si dimostrerà persistente anche nella seconda metà dell’anno, la Bce potrebbe tagliare solo nelle riunioni di previsione, a settembre e dicembre, per un totale di 75 pb. In questa fase, assegno una piccola probabilità a questo scenario, ma non possiamo assolutamente escluderlo. In tutto ciò, sembra che il mercato abbia già escluso uno dei possibili tagli. Fino a ieri, le previsioni erano di quattro tagli per 100 pb. I dati sull’inflazione Usa hanno portato però il mercato a scommettere ora su tagli per 75 pb nel corso del 2024. E’ una possibilità, ma forse la ragione di questo cambiamento di vedute non è esattamente quella corretta da considerare”.

Di tutt’altra idea, Tomasz Wieladek, Chief European Economist, T. Rowe Price, secondo cui nel mese di giugno

La Bce potrebbe facilmente tagliare i tassi di interesse di 100 punti base e continuare a sostenere di essere in un territorio altamente restrittivo. Ritengo pertanto che quest’anno assisteremo a una sequenza di tagli da parte della banca centrale europea, per un valore complessivo di 100-125 punti base”.

BCE conferma indipendenza dalla FED

Un altro aspetto rilevante emerso dal meeting è la divergenza tra la politica monetaria della Fed e quella della Bce: mentre la prima è chiamata ad affrontare crescenti pressioni inflazionistiche in un contesto di crescita economica robusta, la seconda è alle prese con il difficile compito di calibrare le proprie mosse e tenere conto delle loro potenziali ripercussioni su valute e prezzi al consumo a livello globale.

È stata confermata dunque su questo terreno,  l’indipendenza della BCE dal percorso della FED:

Rhouma di AllianceBernstein, ha spiegato a questo proposito:

“Anche il Presidente Lagarde ha sottolineato questo aspetto in risposta alle domande sul rafforzamento dell’inflazione statunitense. Una preoccupazione particolare riguarda l’impatto della prevista divergenza dei tassi di interesse tra Eurozona e Stati Uniti sull’EURUSD e di conseguenza sull’inflazione. Si tratta di un’osservazione corretta, in quanto un euro più debole significa un’inflazione importata più elevata, che si rifletterà nelle proiezioni della BCE di giugno. Tuttavia, nella misura in cui un euro più basso non fa deragliare il processo disinflazionistico, non ci sono ragioni per cui faccia deragliare il ciclo di tagli. Allo stato attuale, la Bce non solo taglierà prima della Fed, ma probabilmente anche di più, anche nello scenario più conservativo”.

Codacons critica la BCE

La decisione di non intervenire sui tassi solleva forti critiche tra le associazioni dei consumatori. “Non basta lasciare fermi i tassi, e la Bce deve attivarsi per arrivare ad una veloce riduzione che alleggerisca la spesa delle famiglie per i mutui, anche in considerazione del forte rallentamento dell’inflazione” ha scritto in una nota il Codacons. “Nonostante il mercato si sia mosso in anticipo rispetto le decisioni della Bce, con i tassi sui finanziamenti che negli ultimi due mesi stanno calando sia per il fisso che per il variabile, le famiglie che hanno acceso un mutuo continuare a subire i pesanti effetti del caro-rata. Rispetto ai tassi medi di fine 2021, ad esempio, per alcune tipologie di mutuo a tasso variabile la maggiore spesa raggiunge oggi i 5mila euro l’anno rispetto ai tassi in vigore a fine 2021, e questo come conseguenza dei continui rialzi disposti dalla Bce”.