Tassi alle imprese da usura. Spread è costato 5 miliardi

9 Novembre 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – E’ allarme per la stretta creditizia che sta strozzando le aziende negli ultimi mesi. Da novembre 2011 a giugno 2012 si è registrata una contrazione del credito alle imprese di 32 miliardi. Lo stock dei prestiti è crollato da 1.015 miliardi a 938 miliardi. Lo spread tra Btp e Bund, nel frattempo, e’ costato alle imprese 5 miliardi, secondo i calcoli effettuati dai giovani imprenditori di Confcommercio.

Questi i dati preoccupanti espressi dall’Associazione nel rapporto ‘Credito e burocrazia’, presentato in occasione del Forum dei giovani imprenditori: “La sveglia del credit crunch” da prima dell’estate “non ha più smesso di suonare, scandita dai report della Banca d’Italia”, rileva l’associazione. “Ogni mese una variazione negativa su base annua: -0,4% a maggio, -1,5% a giugno e -1% a luglio.

Fino all’ultima rilevazione, quel -1,9% di agosto che segna il dato peggiore da 28 mesi a questa parte. Nello stesso periodo, mentre la stretta creditizia cominciava a mettere le mani attorno al collo di un’economia già duramente provata dal perdurare della crisi, i tassi di interesse sui prestiti non hanno smesso di crescere”, aggiunge Confcommercio.

Le aziende italiane devono spendere 36 giorni lavorativi all’anno per tutti gli adempimenti fiscali. Il 76% in più della media Ue e il 46% in più dei paesi Ocse. Questo il dato diffuso da un rapporto di Confcommercio,’Credito e burocrazia’, presentato in occasione dei lavori del Forum dei giovani imprenditori. “Seguire le proprie vicende fiscali – si legge nel rapporto – sottrae alle aziende italiane mediamente 36 giorni lavorativi all’anno: il 76% in più della media Ue e, per allargare il confronto, il 46% in più dei paesi Ocse”. Confommercio, ricondando statistiche della Banca mondiale rileva come “aprire un’attività costi il 18,6% del reddito procapite, contro una media Ocse del 5,6%”.

“Ma è tutta la complessa babele degli adempimenti, non solo fiscali, cui è soggetta l’impresa, a denunciare il gap tricolore: solo gli adempimenti fiscali sono in media 120 all’anno per azienda. Da presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, stimava in almeno 61 miliardi di euro i costi “attaccabili” della burocrazia: proponendo una riduzione del 25% che comporterebbe immediatamente una crescita del Pil dell’1,7%”.

Inoltre, “Sfiorare – se non sforare i limiti del tasso di usura e’ pericolosamente facile“. Questa e’ la preoccupazione dei Giovani imprenditori di Confcommercio, cosi’ come emerge dal libro bianco su “Credito e burocrazia: il ‘gattopardo’ delle imprese”, che viene presentato al Forum di Venezia.

Tutte le imprese hanno un affidamento che spesso, soprattutto per aziende di piccole dimensioni e nel Mezzogiorno, viene usato per finanziare scorte, stipendi dei dipendenti o altre operazioni, in alternativa a prodotti di credito piu’ appropriati, e meno onerosi, cui non si riesce ad accedere. ”Da oggi, abusare di questo strumento puo’ costare, di nuovo, molto caro – avvertono i Giovani di Confcommercio -.

Dal primo ottobre scorso e’ infatti tornata la vecchia “commissione di massimo scoperto”: s’intende, ha cambiato abito ed e’ stata un po’ calmierata. Ma sostanzialmente e’ la “stessa cosa”.

La Delibera CICR del 30 giugno scorso, che recepisce le indicazioni del decreto legge 29/2012 l’ha semplicemente sdoppiata: sui conti affidati c’e’ la Cdf (”Commissione disponibilita’ fondi”), su quelli non affidati – e per chi oltrepassa i confini del fido contrattato con la banca – c’e’ invece la Civ (”Commissione istruttoria veloce”). (TMNews-Asca)