Tassi a zero per dieci anni: ecco le obbligazioni da scegliere

di Redazione Wall Street Italia
5 Dicembre 2014 10:15

NEW YORK (WSI) – Quando Draghi parla i mercati ascoltano. E reagiscono di conseguenza. Le previsioni su inflazione ed economia spesso scatenano acuisti o vendite immediate sulle piattaforme di trading.

Lo stesso è valso anche per le ultime stime riviste al ribasso. Tuttavia, andando ad analizzare l’accuratezza delle previsioni dell’istituto di Francoforte, si scopre che le previsioni non sono state molto precise.

MarketWatch ha scoperto che negli ultimi dieci anni, spesso gli outlook non ci hanno indovinato e alcuni anni hanno mancato l’obiettivo di molto. Nel 2009, per esempio, la Bce si aspettava un’espansione dell’economia del 2,1%.

Le prime stime sono state enunciate a fine 2007. Un anno dopo, le previsioni sono state ridotte al -0,5%. Il numero reale è stato pari a una contrazione del -4,5%.

Guardando alle ultime prospettive sull’economia europea annunciate da Draghi, non si prospetta nulla di buono per l’area euro. Ciò rende “praticamente nulle le probabilità di un aumento dei tassi ancora per molti, molti anni. Potenzialmente anche una decina”.

Per l’inflazione, le previsioni 2014 sono state tagliate allo 0,5%, in calo dallo 0,6% delle stime pubblicate in settembre e molto più sotto del +1,1% di dicembre dell’anno scorso. Nel 2015 le prospettive di inflazione sono state riviste al ribasso a +0,7%, un dato che si confronta con l’1,3% previsto un anno prima.

I numeri sul Pil e l’inflazione – sempre che vengano confermati – significano solo una cosa: che i prezzi dei bond continueranno a salire, magari anche solo marginalmente, e “di riflesso eventuali scossoni saranno ancora interpretati come occasioni d’acquisto”, come sottolinea Pietro di Lorenzo, amministratore unico di Sos Trader.

“Tale scenario – scrive Di Lorenzo – sembrerebbe idilliaco per il risparmiatore, peccato che essendo i tassi già praticamente a zero, lo spazio di un ulteriore rialzo dei prezzi è molto molto limitato“.

Se tale margine risulta basso sulle emissioni a rischio medio (dalla B in su), è praticamente azzerato sulle scadenze brevi (sotto i 3-5 anni). Esclusi tali titoli, rimane da pescare nei rendimenti ‘high yield’ e nelle scadenze lunghe, “anzi lunghissime”.

“Il povero risparmiatore sembra quindi di fronte ad un pericoloso bivio: rinunciare completamente al rendimento, consolandosi con la bassissima inflazione, oppure prendere rischi per cui sino a qualche anno fa pretendeva una remunerazione almeno doppia rispetto a quella odierna. Nel secondo caso la partita si fa molto pericolosa e potrà essere vinta solo se si riuscirà a saltare dal treno in corsa poco prima che questo si schianti”.

Di Lorenzo indica una terza via da seguire: il portafoglio dinamico diversificato, sia in termini di duration, sia in termini di rischio emittente e soprattutto in termini di valute.

In particolare nel Portafoglio Sos-Obbligazioni di Sos Trader è stato inserito il 25% di bond negoziati in valuta diversa dall’euro (10% Rand sudafricano, 10% Lira turca e 5% Dollari).

Fonte: Sos Trader

(DaC)