Imu, Iva, Irpef: tax freedom day il 4 giugno

11 Febbraio 2019, di Alessandra Caparello

Tra Irpef, accise, Imu, Tasi, Iva, Tari, addizionali varie, Irap, Ires, finiremo di lavorare per pagare le tasse il prossimo 4 giugno, il giorno di liberazione fiscale, il cosiddetto “tax freedom day”.

Lo indica la Cgia di Mestre secondo cui dopo più di 5 mesi dall’inizio del 2019, il contribuente medio italiano smette di lavorare per assolvere a tutti gli obblighi fiscali dell’anno dal 4 giugno, data a partire dalla quale inizia a guadagnare per se stesso e per la propria famiglia. Guardando alla singola giornata lavorativa che inizia convenzionalmente alle 8:00, ogni giorno ciascun italiano medio lavora per pagare le tasse e i contributi fiscali sino alle 11:23, vale a dire quasi 3 ore e mezza al giorno. In sostanza gli rimangono solo 4 ore e mezza per “costruirsi” il reddito o la retribuzione netta.

Il Tax freedom day negli ultimi 25 anni

Guardando la serie storica, negli ultimi 25 anni il giorno di liberazione fiscale più “precoce” si è verificato nel 2005 quando ai contribuenti italiani bastò raggiungere il 24 maggio (143 giorni lavorativi) per scrollarsi di dosso le tasse. Quello più in “ritardo“, invece, si è registrato nel 2012 e nel 2013 quando il “giorno di liberazione fiscale” si celebrò il 9 giugno.

Guardando agli altri Paesi europei  gli italiani sono messi male. Nel 2017 i contribuenti italiani hanno lavorato per il fisco fino al 4 giugno, 4 giorni in più rispetto alla media registrata nei Paesi dell’area euro e 8 se, invece, il confronto è realizzato con la media dei 28 Paesi che compongono l’Unione europea.

“Con le tasse in aumento e con una platea di servizi erogati dal pubblico che negli ultimi anni è diminuita sia in qualità sia in quantità – segnala il segretario della CGIA Renato Mason – si sono sacrificati i consumi e gli investimenti. Inoltre, è diventato sempre più difficile fare impresa, creare lavoro e redistribuire ricchezza. Alle piccole e piccolissime imprese, in particolar modo, il calo dei consumi delle famiglie ha creato non pochi problemi finanziari, costringendo molte partite Iva a chiudere i battenti”