Tanta euforia su Poste Italiane. Ma un report suggerisce cautela [GUARDA I GRAFICI]

16 Ottobre 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Mentre è partito il conto alla rovescia per la quotazione di Poste Italiane a Piazza Affari gli analisti si chiedono se, al di là della bella campagna pubblicitaria, il collocamento rappresenti o meno una buona opportunità anche per un investitore privato. Altra domanda: che ruolo potrebbe avere il titolo, in un portafoglio?[ARTICLEIMAGE] Provano a fare un quadro della situazione gli analisti del team di Asset Allocation di Money Farm che, in una nota odierna, sottolineano come quello su cui è necessario concentrarsi sia, come per tutti i titoli, verificare se “il titolo effettivamente riesca a fare meglio del mercato nel lungo periodo”.

Per fare questo, scrivono gli analisti in una nota odierna “abbiamo costruito un portafoglio composto dalle principali società a partecipazione pubblica che negli anni 90 sono state quotate. Sono state prese Enel, Eni, Finmeccanica, BNL (poi acquistata da BNP), INA (poi acquistata da Generali) e Telecom Italia e le abbiamo confrontate con un investimento nello stesso periodo in un portafoglio bilanciato, dal profilo di rischio rendimento intermedio.[ARTICLEIMAGE] A livello di performance, l’investimento nel portafoglio MoneyFarm avrebbe reso decisamente meglio del portafoglio Privatizzazioni. Inoltre, e ancora più importante, se aggiustiamo il risultato anche per il livello di volatilità, il portafoglio bilanciato risulta nettamente preferibile alle azioni di privatizzazioni. Questo vale anche se compariamo il portafoglio per la privatizzazione con la performance migliore (INA).”[ARTICLEIMAGE] Da questa simulazione, gli analisti suggeriscono estrema cautela: “Investire in un singolo titolo è rischioso e non adatto all’investitore privato nella stragrande maggioranza dei casi (e anche raramente adatto all’investitore istituzionale). Se per di più si vuole cercare di cavalcare l’onda di una possibile privatizzazione, il gioco diventa ancora più rischioso; la volatilità, l’esposizione al mercato azionario nel suo complesso, la difficile transizione a livello gestionale rende le privatizzazioni un segmento molto particolare e pericoloso dove mettere i propri risparmi nonostante le belle campagne pubblicitarie che ci promettono un futuro più “Smart””, concludono gli esperti.

A proposito del collocamento di Poste Italiane, gli analisti ricordano che la quotazione è prevista per fine ottobre, dopo un roadshow molto breve; nonostante altre società abbiano deciso di rimandare il processo di IPO (Initial Public Offering) a cause dell’eccessiva volatilità dei listini azionari, avanti tutta, quindi.
 
L’offerta prevede la vendita del massimo del 40% della società, in modo che lo Stato Italiano possa raccogliere fino a un massimo di 3,9 miliardi di euro. Il prezzo per singola azione è stato valutato in un range tra i 6 e i 7,5 euro, per un valore complessivo del capitale azionario di 9,8 miliardi di euro (nell’ipotesi più favorevole).
 
Della azioni collocate, il 70% sarà rivolto a investitori istituzionali e il 30% a clientela al dettaglio. La clientela retail potrà acquistare pacchetti minimi da 500 azioni, con una spesa quindi tra i 3,000 e i 3,750 euro; dopo un anno di detenzione delle azioni è previsto una sorta di “premio fedeltà”, per cui verrà distribuita una nuova azione gratuita ogni 20 detenute. Alla fine del processo lo stato manterrà comunque una partecipazione di controllo di almeno 60%.

Per quanto riguarda i conti, Poste nel 2014 ha fatturato 28,5 miliardi di euro, con un EBITDA di 1,4 miliardi e un EBIT di 691 milioni. I numeri di Poste sono guidati dalla rete capillare di sportelli (oltre 13000 ovvero 1,6 per ogni comune italiano) e dallo sviluppo dell’offerta di servizi finanziari tramite BancoPoste.

L’analisi di MoneyFarm ricorda anche che “Poste Italiane non è l’unica società di consegne europea che ha deciso di intraprende la strada della quotazione”.[ARTICLEIMAGE]Di fatto, “in Germania e in Olanda già dalla fine degli anni 90 le principali società postali dei rispettivi paesi hanno deciso di optare per una quotazione in modo da favorirne il passaggio pubblico-privato. In Austria la compagnia nazionale è stata quotata nel 2006. Più recenti sono i casi di Belgio, Portogallo e Inghilterra, per i quali i rispettivi governi hanno deciso di uscire (interamente o in parte) dalle società solo dal 2013”.

“In questo caso, il paragone risulta più difficile, in quanto la quotazione di molte società nel 2013, in pieno boom azionario, rende le loro performance estremamente interessanti. Rispetto alle più longeve (DeutschePost e PostNL) il portafoglio bilanciato ha ottenuto rendimenti migliori e meno volatili. Le società portoghesi (CTT) e Belga (bpost) hanno invece fatto registrare performance estremamente interessanti, anche se come già detto riflettono l’andamento dei mercati azionari di riferimento da fine 2013. A livello rischio-rendimento invece il portafoglio bilanciato è in linea con quanto ottenuto dalle poste austriache”. (mt-Lna)