Tangenti Grandi Opere, Lupi “Mi dimetto”. E l’Aula è quasi vuota

20 Marzo 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) -Alla fine il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, travolto dallo scandalo delle tangenti e appalti truccati sulle Grandi Opere, ha deciso di lasciare la poltrona. “Domani al termine dell’informativa” alla Camera (dunque oggi) “rassegnerò le dimissioni”, ha detto durante la registrazione di Porta a Porta. Poi, nella sua informativa alla Camera: “A sole 72 ore dai fatti c’è la presa d’atto della necessità della mia scelta: mi dimetto. A 72 ore dai fatti e non a 72 giorni”.

“Siamo uomini politici ma uomo è il sostantivo. Lo scopo della politica è servire il bene comune: se il mio passo indietro può essere un modo per rafforzare azione del governo e rilanciare il progetto del mio partito allora ha un senso” ha detto Lupi, concludendo: “Lascio il governo a testa alta guardandovi negli occhi”, “so che il tempo sarà galantuomo, spero che lo sarà anche con chi ha speculato sul nulla”.

“Dimettendomi da ministro non mi sono dimesso nè da padre nè da marito. Per me gli affetti vengono prima di tutto e di certo prima di una poltrona”. E Lupi parla in un’Aula che è praticamente vuota. Non sono infatti neanche 100 i deputati presenti. Assenti soprattutto i deputati di Fi, Lega e Pd. Tutti i capigruppo sono presenti a parte quello della Lega.

Lupi si è seduto avendo accanto i colleghi di Area Popolare (Ncd-Udc) Angelino Alfano, Gianluca Galletti, Beatrice Lorenzin. Presenti anche i Ministri Marianna Madia, Paolo Gentiloni, Andrea Orlando e i sottosegretari Graziano Delrio e Luca Lotti.

Lupi rassegna dunque le dimissioni, ma per lui un posto potrebbe essere disponibile ben presto. Fonti parlamentari riportano che Lupi prenderà il posto di Cinzia De Girolamo come capogruppo alla Camera di Area popolare.

Sempre nel corso della registrazione di Porta a Porta ha precisato: “Credo che forse un mio gesto – che non vuol dire ritirarmi alla politica, perché non c’è bisogno di una poltrona per fare politica – questa mia decisione rafforzerà l’azione del governo – ha continuato – Renzi mi ha detto: “io non ti ho mai chiesto né chiederò le tue dimissioni perché non posso chiederle, dico che è una tua decisione”. Lo ripeto: né il segretario del Pd, né il presidente del Consiglio mi hanno chiesto le dimissioni”.

“Devo ringraziare anche il mio partito. Tutto il mio partito mi ha detto che non devo dimettermi perché non c’è ragione”. L’altra precisazione: “Per me la politica non è un mestiere ma passione. E’ poter servire il proprio Stato. Non ho perso né l’onore né la passione”.

Ha accolto positivamente l’annuncio delle dimissioni il premier Matteo Renzi: “La scelta di Maurizio è una scelta saggia, per sè, per Ncd, per il governo”.

Per Lupi le dimissioni sono “la decisione migliore”, visto che dal momento “ho fatto insieme a Renzi una legge che si chiama Sblocca Italia” non “è possibile continuare il proprio mestiere” in presenza di ombre.

E poi l’appello: “Attaccate me ma lasciate stare mio figlio. Mio figlio è stato mandato dal politecnico di Milano a fare sei mesi di tesi e di stage a tremila dollari al mese e per sei mesi lavora presso uno studio di San Francisco”, ha detto il quasi ex ministro. “Ma perché dovrei chiedere a Incalza di fare pressioni su Perotti per raccomandare mio figlio se avrei potuto chiamarlo direttamente?”.

I guai, per Lupi, sono iniziati con il blitz dei Ros, che ha portato all’arresto di quattro persone, incluso Ettore Incalza, per il giro di tangenti legato alle Grandi Opere, come Tav, Expo e anche alle autostrade, tra cui la Salerno-Reggio Calabria.I Pm di Firenze hanno parlato di una ‘cupola’ che avrebbe pilotato in modo illecito i grandi appalti pubblici in tutta Italia. E il ministro Lupi avrebbe avuto uno “strettissimo legame” con Incalza e con un altro dei quattro arrestati, l’imprenditore Stefano Perotti.

Quest’ultimo avrebbe aiutato il figlio del ministro, Luca Lupi, a trovare un lavoro. Luca avrebbe ricevuto da Perotti anche un rolex da 10.000 euro.