Tagli Almaviva e crisi CIS: così “il suicidio della linfa italiana”

6 Ottobre 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Giornata nera per il mondo del lavoro in Italia con la crisi che ha investito la società di call center Almaviva Contact, che ha chiuso le sedi di Roma e Napoli. La chiusura era stata annunciata dalla stessa società che, negli ultimi quattro anni, avrebbe perso il 50% dei suoi ricavi a vantaggio di attività delocalizzate in aree extra Ue.

Confedercontribuenti dirama una nota, in cui affronta anche il caso della CIS Spa di Nola, il più grande centro all’ingrosso d’Europa nato negli anni ’80 che, a suo avviso, rischia di lasciare allo sbando 300 aziende con relativi dipendenti e indotto.

Così Massimo Cestaro, segretario generale della Slc Cgil, commenta i licenziamenti di Almaviva.

Una decisione aziendale scellerata palesemente in violazione dell’accordo sottoscritto a maggio con l’assistenza del ministero dello Sviluppo economico. Le motivazioni addotte dall’azienda sono pretestuose e strumentali: è evidente l’assoluta inconsistenza delle presunte inadempienze sindacali quali causa della spregiudicata determinazione aziendale. Siamo di fronte a un’autentica provocazione e chiediamo un intervento del Governo. La soluzione all’ennesima crisi di questa azienda non può essere trovata continuando a giocare sulla pelle dei lavoratori».

Riguardo alla CIS, da qualche mese la Confedercontribuenti ha intrapreso un’azione legale al fine di chiedere proprio chiarezza sulla sorte delle 300 imprese che rischiano. Tutto parte da un maxi mutuo concesso da un pool di banche tra cui UniCredit di cui è vice presidente Luca Cordero di Montezemolo, amico e socio in altra società (ITALO Treno) del Signor Punzo, presidente del CdA del CIS. Questo maxi mutuo a tasso variabile è stato girato come sub mutuo ai soci-imprenditori del CIS SpA ma a tasso fisso.

Come sottolinea Carmelo Finocchiaro, presidente nazionale di Confedercontribuenti:

“Abbiamo analizzato in questi mesi contratti e documenti che hanno portato a pensare circa l’eventuale nullità del contratto oltre ad una errata procedura nell’azione fallimentare che ha coinvolto 30 aziende. Dal congresso organizzato a Napoli lo scorso 21 giugno sono stato sentito dalla Guardia di Finanza, ma purtroppo è arrivata anche comunicazione da parte dei curatori dell’imminente vendita all’asta sia degli immobili aziendali che personali degli imprenditori falliti. Nonostante le indagini in corso, la situazione continua a precipitare: non è stata convocata ancora l’assemblea per l’approvazione del bilancio 2015 ed è stato presentato presso l’archivio camerale il piano di ristrutturazione che purtroppo decreterà la fine di tutto il CIS SpA, se non si interviene subito”.

L’appello della Confedercontribuenti è di fare chiarezza sulla situazione, chiedendo l’intervento della magistratura e delle forze di polizia affinchè si faccia luce sulla vicenda.

“Confedercontribuenti non vuole assolutamente sostituirsi alla Magistratura ma ha chiesto il suo intervento e quello delle forze di polizia  con un esposto affinché venga fatta luce. Dietro ad una impresa oltre all’imprenditore ci sono operai e le loro famiglie”.

Così Finocchiaro:

“Che fine faranno queste famiglie per andare avanti? I debiti si accumuleranno, alcuni si rivolgeranno alla criminalità o al lavoro nero per sopravvivere ed altri purtroppo andranno ad aumentare il numero di chi decide di farla finita. Noi ci batteremo con tutte le nostre forze affinché ciò venga evitato ma abbiamo bisogno di supporto e soprattutto collaborazione politica””

In relazione alla crisi delle aziende in Italia:

“Si parla tanto di ripresa e occupazione ma stiamo assistendo al suicidio della linfa italiana ovvero l’imprenditoria. Siamo consapevoli che il costo del lavoro per un imprenditore è rilevante ma è necessario incentivare gli investimenti sulle  risorse umane.  L’imprenditore da un lato e il dipendente dall’altro sono in maniera diversa una risorsa da valorizzare e non da spennare.  Troppa burocrazia e tasse sono legate alle assunzioni che spesso frenano le imprese.   Apprendere della  imminente chiusura della Almaviva di Napoli  aumenta la nostra rabbia e voglia di riscatto”