Svezia poco progressista nella trasparenza delle riserve auree

26 Aprile 2017, di Alberto Battaglia

L’oro delle banche centrali è una ricchezza spesso ancora avvolta da un velo di segretezza. Nel 2014 la Banca d’Italia ha iniziato a rivelare i depositi in cui sono dislocate le sue cospicue riserve, le quarte più grandi del mondo (considerando anche quelle del Fmi). Secondo gli ultimi dati disponibili poco più della metà delle riserve nazionali si trova all’estero, una scelta che, secondo Bankitalia, deriva “da una strategia di diversificazione finalizzata alla minimizzazione dei rischi” oltre alla “primaria importanza di tali piazze finanziarie [Usa, Regno Unito, Ndr.] per il mercato internazionale dell’oro”.

Fra le più importanti banche centrali europee quella svedese ha attirato l’attenzione di Roman Manly di Bullionstar.com: la Riksbank aveva comunicato nel 2013 che il 12% delle sue riserve si trovavano in Svezia mentre la restante parte presso la Bank of England (48,8%), Bank of Canada (26,4%), Federal Reserve Bank (10,5%), Swiss National Bank (2,2%), Sveriges Riksbank (12,0%). Ciò che la banca non aveva comunicato era se i controlli delle proprie riserve “estere” fossero compiuti fisicamente o meno.

Dopo aver scritto alla Riksbank l’analista ha potuto avere la prima conferma in tal senso: la revisione viene compiuta anche sulle riserve detenute all’estero, e non solo attraverso un confronto fra due pezzi di carta. Tuttavia la banca centrale svedese non ha fornito risposte all’altra domanda fondamentale dell’analista, quella relativa alla composizione fisica delle sue riserve, suddivisa nelle varie tipologie di lingotto, moneta, eccetera. La risposta: è un segreto, coperto a norma di legge svedese.

Secondo Manly questo è un problema, perché “nessuna prova è offerta dalla Riksbank sul fatto che le revisioni fisiche dell’oro abbiano avuto realmente luogo”. E questo è “scioccante peri una cosiddetta democrazia progressista”. Nel mondo almeno quattro banche centrali, fra cui la Bundesbank tedesca forniscono minuziosi dettagli sulla composizione delle proprie riserve.

E Bankitalia? Il sito web di Palazzo Koch riferisce queste informazioni di massima:

“Le riserve auree italiane ammontano a 2.452 tonnellate – delle quali 4,1 tonnellate sotto forma di moneta (si tratta di 871.713 pezzi di moneta il c.d. oro “monetato”) e le rimanenti sotto forma di lingotti – dopo che nel 1999 sono state conferite alla Bce  141 tonnellate.

“La maggior parte dei lingotti è di tipo tradizionale a forma prismatica, ma diversi esemplari presentano la forma di parallelepipedo o mattone, di tipo americano, e di panetto di tipo inglese. Il peso dei singoli lingotti va da un minimo di 4,2 a un massimo di 19,7 kg, con un peso medio di poco superiore ai 12,5 kg. Il titolo medio dei lingotti, ossia la percentuale media di oro fino usata nella lega, è di 996,2 e in numerosi casi si ha un titolo di 999,99”.