Su referendum e Rai il PD si spacca

5 Agosto 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Due questioni calde come il referendum costituzionale e le nomine alla Rai causano uno strappo agostiano nel PD. La minoranza dell’ala a sinistra del partito al governo, i cosiddetti “dem” hanno interrotto la tregua che durava da qualche tempo a questa parte nei confronti del premier Renzi e dei suoi.

In segno di ribellione contro le nomine Rai sono arrivate le dimissioni di due esponenti della corrente bersaniana (vicini all’ex premier Pierluigi Bersani): Fornaro e Gotor se ne sono andati dalla Commissione di Vigilanza per protestare contro la sostituzione di Bianca Berlinguer denunciando una “mancanza di trasparenza” da parte dell’esecutivo sulle scelte fatte.

Ma il peggio deve ancora venire: il referendum costituzionale, che sarà decisivo per le sorti del governo e della stabilità politico economica dell’Italia, rischia di trasformarsi non solo in un voto per chi è contro o pro Renzi ma anche nell’appuntamento che provocherà la rottura definitiva interno al PD.

Dieci parlamentari firmano un documento per annunciare il loro no alle riforme. Si tratta di un’iniziativa politica importante che manda un messaggio fortemente negativo sulla compattezza del partito che governa.

Il voto che si svolgerà in autunno non potrà contare quindi sul sostegno di dieci deputati della cosiddetta area bindiana (che fa capo a Rosy Bindi) della sinistra dem: Corsini, Dirindin, Manconi, Micheloni, Mucchetti, Ricchiuti, Bossa, Capodicasa, Monaco. È stato il senatore Tocci a lanciare la proposta.

A preoccupare Renzi dovrebbe essere il fatto che si tratta solo del primo affondo al quale, com spiegato al Messaggero dai dissidenti, se ne aggiungeranno altri. La strategia infatti – spiega il quotidiano romano – “è quella di aprire un varco, di inviare un messaggio chiaro prima di una possibile spaccatura definitiva”.

“Se Renzi non lancia subito una proposta di modifica della legge elettorale questa la linea andremo nella direzione opposta a quella voluta dal premier, con conseguenze gravi nel Pd e per il governo”, dicono.

A livello parlamentare la maggioranza invece dovrebbe tenere al ritorno dopo la pausa estiva. Non ci sarebbero segnali rottura sui prossimi provvedimenti che arriveranno alla ripresa dei lavori. Questo non vuol dire che non ci saranno episodi di ostruzione anche su una legge importante come quella di stabilità.

“Siamo arrivati a un punto di non ritorno, o ci ascoltano oppure è finita”, fanno sapere sempre i dissidenti, che non hanno alcuna intenzione di fare più concessioni.

È probabile a questo punto che la direzione presa dai primi dieci ribelli sia poi anche quella che verrà seguita dal resto della minoranza del PD.

Fonte: Il Messaggero