Stellantis, ecco quanto costerebbe allo Stato entrare nel capitale

di Mariangela Tessa
9 Febbraio 2024 14:30

In attesa dei conti, che saranno diffusi il prossimo 15 febbraio, continua la corsa del titolo Stellantis a Piazza Affari.  Da inizio anno, le azioni della casa automobilistica hanno segnato un aumento del 5% circa, che porta a +40% il saldo a un anno. La capitalizzazione di mercato è salita sopra i 70 miliardi di euro. Una cifra che, in caso di ingresso dello Stato nel capitale, con una quota del 6,1% — uguale a quella in mano al governo francese — dovrebbe sborsare ai valori di Borsa attuali 4,2 miliardi di euro.

Stellantis: prima per capitalizzazione a piazza Affari

Il titolo si conferma così prima a Piazza Affari per capitalizzazione di mercato nonché quinta tra le principali case automobilistiche, posizionandosi alle spalle di Tesla, Toyota, Porsche e Mercedes.

Come fanno notare gli analisti di eToro,

“la Fiat, che nel 1992 valeva appena 4 miliardi di euro, oggi supera i 70 miliardi e si posiziona come la società con la più alta capitalizzazione a Piazza Affari. In un settore in cui Tesla e molte case automobilistiche hanno subito pressioni al ribasso sui margini netti, Stellantis mostra un’evoluzione opposta. Nell’ultimo anno, Tesla è scesa del 4%, riportando un drawdown dai massimi del 36%, mentre Stellantis viaggia su massimi storici, beneficiando di una crescita del 43%, ma soprattutto di multipli nettamente differenti. La casa automobilistica americana ha un rapporto prezzo/utile futuro di 58 volte, a differenza dei 3.9x di Stellantis. Mentre attendiamo i dati trimestrali per confermare l’evoluzione o bocciare le aspettative, i numeri regalano una sorpresa positiva in un settore teoricamente da evitare, tra pressioni sui margini, ritardi delle case automobilistiche europee nell’EV e una crescente pressione cinese (ma alleggerito dagli incentivi europei ed italiani).

Vendite gennaio: crescita a due cifre in Europa

Ieri, intanto, il gruppo ha diffuso i numeri sulle vendite di gennaio. Secondo quanto comunicato dall’azienda, nel mercato Eu29, la crescita dei volumi (auto + veicoli commerciali) è stata del 17,6% rispetto allo scorso anno, pari a una quota di mercato del 19,7% (+0,9%). Spiccano la Germania (+61%) e il Regno Unito (+27%). In Francia, grazie alla campagna nazionale per la promozione del leasing sociale, Stellantis è leader di mercato e cresce del 19%, più del doppio del mercato.

In Italia registra un +14,1% (auto + veicoli commerciali) rispetto al 2023 con la Fiat Panda che occupa la prima posizione. Crescite significative anche nei Paesi Bassi, in Portogallo – dove Stellantis è leader di mercato – e in altri Paesi europei gestiti con gli Importatori, quali la Svizzera, la Svezia e la Repubblica Ceca, mentre Irlanda e Norvegia hanno chiuso gennaio rispettivamente con +57,7% e +103,5%.
A gennaio la business unit veicoli commerciali Stellantis Pro One ha registrato una crescita superiore all’intero mercato, consolidando la quota pari al 31,1% (+20,6% di volume e +1,8% della quota).

Nel mercato delle elettriche (auto + veicoli commerciali) Stellantis ha venduto il 20% in più dello scorso anno con una quota pari al 13,7% in Europa e la leadership in vari segmenti Bev. I volumi e la quota nel mercato dei Bev sono in aumento con una crescita a due cifre in quasi tutti i Paesi.

Sempre a gennaio le vendite dei veicoli commerciali di Stellantis in Europa hanno registrato una quota di mercato del 29% nel segmento dei Bev, quasi il 2% in più di dicembre 2023.

Scontro con il governo, cosa sta succedendo

Ai record di piazza Affari fa da sfondo un clima di alta tensione tra il gruppo automobilistico e il governo, dopo il botta e risposta tra l’amministratore delegato del gruppo automobilistico, Carlos Tavares, e il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Tutto è partito durante il question time andato in scena alla Camera dei deputati nella giornata del 24 gennaio,  Giorgia Meloni ha espresso il seguente pensiero sul Gruppo Stellantis:

“Occorre avere il coraggio di criticare alcune scelte fatte dal management aziendale, distanti dagli interessi italiani. Penso allo spostamento della sede fiscale fuori dai confini nazionali e la fusione tra FCA e PSA che celava in realtà un’acquisizione francese dello storico gruppo italiano, tanto che oggi nel Cda di Stellantis siede un rappresentante del Governo francese. Non è un caso se le scelte industriali del Gruppo prendono in considerazione molto più le istanze francesi rispetto a quelle italiane”.

Accuse che sono state rispedite al mittente dall’a.d. Tavares che, nel corso di un’intervista rilasciata a ‘Bloomberg’, ha sottolineato di non essere sempre d’accordo con il Governo francese e che “Stellantis non è nelle mani del Governo francese”. Tavares ha poi replicato che l’Italia dovrebbe fare qualcosa in più per proteggere i posti di lavoro nel settore automotive:

“Questo è un capro espiatorio, si cerca di evitare di assumersi la responsabilità del fatto che senza sussidi per l’acquisto dei veicoli elettrici si mette a rischio il mercato degli impianti italiani”.

Nello scontro Meloni-Tavares, ha detto la sua anche il Ministro del Made in Italy Adolfo Urso, il quale ha ipotizzato un possibile ingresso del Governo in Stellantis con una quota, a patto che sia Tavares a chiederlo:

“Se Tavares o altri ritengono che l’Italia debba fare come la Francia, che recentemente ha aumentato il proprio capitale sociale all’interno dell’azionariato di Stellantis, ce lo chiedano – ha spiegato il Ministro Urso – se vogliono una partecipazione attiva, possiamo sempre discuterne”.

Va detto che non è la prima volta che si ipotizza un ingresso dello Stato nel capitale del gruppo. Lo aveva già fatto nel 2022, un anno dopo la fusione, il Copasir che aveva chiesto di considerare l’ingresso di Cassa depositi e prestiti nel gruppo automobilistico per controbilanciare il peso della Francia nel gruppo.

Quanto dovrebbe sborsare lo Stato per entrare nel gruppo

Il principale azionista di Stellantis è Exor, la holding della famiglia Agnelli, che detiene il 14,2%. Il secondo azionista è Peugeot con una quota del 7,1%, il terzo il governo francese, tramite Bpi, con il 6,1% più alcune controllate che detengono lo 0,3%, per un totale di 6,4%.

Se il governo italiano oggi volesse acquisire una quota del 6,1% — ovvero la stessa in mano ai francesi attraverso Bpi, l’equivalente della nostra Cassa depositi e prestiti — dovrebbe tirare fuori ai valori di Borsa attuali 4,2 miliardi di euro. Stellantis infatti capitalizza a Piazza Affari circa 70,43 miliardi di euro.