Spunta quinta banca da salvare con 300 milioni. Boschi out?

14 Dicembre 2015, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Per scongiurare il fallimento di Banca Tercas, società commissariata dal 2012, il governo ha studiato un piano di salvataggio da 300 milioni di euro. Ma serve un aiuto volontario del sistema bancario.

La banca abruzzese non è stata inserita nel controverso piano di salvataggio delle altre quattro banche regionali – Banca Marche, Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, CariFerrara e CariChieti – perché nel 2014 l’istituto è passato alla Banca popolare di Bari con l’intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi, che costituisce un aiuto “obbligatorio” del sistema.

Al momento l’unica soluzione per poter superare i paletti imposti dall’Unione Europea è trasformarlo da obbligatorio a volontario. Altrimenti verrebbe considerato al pari di un aiuto di Stato, che è vietato dalle leggi europee.

Già i primi di dicembre il Pd ha aggiunto un subemendamento proprio per venire incontro alla Banca di Teramo. Come? Con il provvedimento si stabilisce che una banca che aderisce al sistema di tutela dei depositanti, può dedurre dalle imposte sui redditi le somme devolute al fondo.

Intanto l’Opposizione, capitanata dal M5S, chiede la sfiducia del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, tra i leader di governo più popolari, per conflitto di interessi. Suo padre era uno dei dirigenti di Banca Etruria, amministratore e poi vice presidente, prima del commissariamento. E lei aveva 1.500 azioni dell’istituto in portafoglio.

“La banca non era più raddrizzabile” per via degli errori presi dalla gestione precedente, si giustifica al telefono Pier Luigi Boschi con un alto dirigente dell’istituto toscano. Il commissariamento è arrivato per “grave erosione del patrimonio“: due miliardi di sofferenze, 950 milioni di indebitamento verso altre banche, 200 milioni di incagli e un patrimonio netto scivolato oltre la soglia prudenziale a circa 500 milioni. Boschi senior è stato per otto mesi vice presidente dell’istituto salvato dall’esecutivo tramite decreto.

Il Fatto Quotidiano racconta altri dettagli sulla vicenda Boschi padre, che era membro del CdA nel 2013 quando le autorità di vigilanza individuarono una serie di irregolarità quali “violazione delle disposizioni sulla governance”, “carenze nell’organizzazione e nei controlli interni”, “carenze nella gestione e nel controllo del credito”, “carenze nei controlli”, “violazioni in materia di trasparenza”, “omesse e inesatte segnalazioni agli organi di vigilanza”.

La prima denuncia alla Procura di Arezzo sulla grave situazione in cui versava l’istituto di credito risale al 2012 e a presentarla fu un membro del cda dal 2007, l’imprenditore Rossano Soldini. Il businessman aretino, si legge sul quotidiano “con in tasca un pacchetto di oltre 150 mila azioni (Boschi ne possiede meno di 600) lasciò il cda “dopo aver scoperto gli enormi conflitti di interessi di vari consiglieri”.

“Si erano affidati con disinvoltura oltre 220 milioni di euro”, è la sua testimonianza. Ora, con l’associazione Amici di Banca Etruria, sta convogliando a un avvocato le segnalazioni che riceve dai risparmiatori traditi intenzionati ad agire attraverso una class action contro gli ex vertici della banca. Compreso Boschi senior.

Alessandro Di Battista, uno dei deputati più attivi del partito con il numero maggiore dei seggi negli scranni dell’Opposizione, il MoVimento 5 Stelle, ha annunciato ai microfoni televisivi che “nelle prossime ore il M5S depositerà una mozione di sfiducia per il ministro Boschi”.