Spread di Francia, Spagna, Portogallo e Italia nell’ultimo anno. Non mancano sorprese

16 Luglio 2013, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (ADVISE ONLY) – La crisi dell’euro zona si sta rivelando una “malattia a lungo termine” che indebolisce l’intera economia mondiale. I progressi “istituzionali”, nell’area della stabilizzazione finanziaria, della supervisione bancaria e del supporto alle economie attraverso un graduale allentamento dell’austerità non sono mancati, anche se si sono verificati con velocità e intensità largamente inferiore a quanto auspicabile.

Un quadro di ampio respiro della situazione sui mercati finanziari (che, beninteso, non è quella dell’economia reale) si può avere esaminando la situazione rispetto all’estate 2012 in termini di spread.

Il grafico seguente riporta l’evoluzione degli spread sui titoli di Stato di alcuni Paesi EU, rispetto alle media EU (calcolata escludendo la Grecia per motivi essenzialmente grafici), fatto 100 il valore dello spread di ogni singolo Paese un anno fa: emerge chiaramente, per ciascun Paese, se il grado di fiducia accordato dagli operatori è aumentato o diminuito.

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Alcune considerazioni relative a questo grafico.

  • In generale la media Europea è in netto calo.
  • L’Italia ha tenuto bene, comportandosi lievemente meglio della media. Nonostante la situazione politica italiana sia a dir poco traballante e l’economia reale vicino allo sfascio: per chi investe nei nostri BTP conta di più lo stato dei conti pubblici (formalmente tra i migliori dell’euro zona) e la solida presenza dell’ombrello BCE.
  • La Francia, come già scritto su questo blog in tempi non sospetti, mostra i sintomi dell’aggravarsi della situazione. Il downgrade di Fitch del 14 luglio (che ironia, in concomitanza con la commemorazione della presa della Bastiglia…), con la definitiva perdita del blasone del rating AAA, non aggiunge nulla al quadro, ma sancisce la situazione transalpina.
  • Passando alla penisola iberica, lo spread Bonos-Bund della Spagna per ora tiene e il Portogallo mostra solo quale cenno di cedimento all’intensificarsi della crisi politica.

La volatilità non mancherà, ma la probabilità media di default a livello europeo implicita in queste quotazioni si è ridotta del 40% circa da un anno a questa parte.

Per chi è in grado di sopportare le inevitabili oscillazioni dei mercati, i rendimenti dei titoli di Stato dei Paesi periferici restano a mio parere interessanti.

Perchè non provate e costruire un portafoglio di investimento con i titolo di Stato di questi Paesi? Potrete così monitorare, nel tempo, l’andamento. Tentare con costa nulla!