Spese militari: come è messa l’Italia nella classifica mondiale

31 Marzo 2022, di Mariangela Tessa

Negli ultimi giorni, è venute all’attenzione dell’opinione pubblica la questione dell’incremento delle spese per la Difesa verso il traguardo del 2 per cento del Prodotto lnterno Lordo. Una decisione che non mette d’accordo tutti. Al contrario, la questione ha provocato una spaccatura all’interno della maggioranza con il M5S che ha sollevato perplessità circa la necessità e i tempi per attuare questo incremento.

A quanto ammonta in termini assoluti l’incremento

Tutto parte dall’approvazione, lo scorso 16 marzo, alla Camera dei Deputati (391 voti favorevoli su 421 presenti, 19 voti contrari),di un Ordine del giorno collegato al cosiddetto “Decreto Ucraina” proposto dalla Lega Nord e sottoscritto da deputati di Pd, Fi, Iv, M5S e FdI che impegna il Governo italiano ad avviare un aumento delle spese militari . Nella parte dispositiva del testo approvato si legge come tale risultato dovrebbe essere raggiunto “predisponendo un sentiero di aumento stabile nel tempo, che garantisca al Paese una capacità di deterrenza e protezione” mentre nell’immediato si debba agire per “incrementare alla prima occasione utile il Fondo per le esigenze di difesa nazionale”.

Ciò significherebbe, secondo l’Osservatorio Milex, che cita le cifre fornite dal Ministro della Difesa Guerini passare dai circa 25,8 miliardi l’anno attuali (68 milioni al giorno) ad almeno 38 miliardi l’anno (104 milioni al giorno).

Per quanto possa sembrare una decisione figlia del recente scoppio delle guerra in Ucraina, l’indicazione di spesa di almeno il 2% del PIL in ambito NATO deriva da un accordo informale del 2006 dei Ministri della Difesa dei Paesi membri dell’Alleanza poi confermato e rilanciato al vertice dei Capi di Stato e di Governo del 2014 in Galles (obiettivo da raggiungere entro il 2024), in cui si è anche indicata una quota del 20% di tale spesa da destinarsi ad investimenti in nuovi sistemi d’arma.

“Queste dichiarazioni di intenti al momento non stono mai state ratificate formalmente dal Parlamento italiano con un voto avente forza legislativa e quindi non costituiscono un obbligo vincolante per il Bilancio dello Stato. Inoltre la quota indicata del 2% rispetto al PIL non ha mai avuto una giustificazione specifica e di natura militare (dettata da esigenze operative) ma è stata usata come spinta alla crescita della spesa. Va infine notato che collegare preventivamente un livello di spesa pubblica con un parametro che comprende anche la produzione di ricchezza privata, ed è soggetto a fluttuazioni indipendenti dalle decisioni fiscali, rende del tutto aleatoria e scollegata da reali esigenze la definizione tecnica e concreta di tale spesa” spiegano dall’Osservatorio.

Spese militari: Italia a confronto con gli altri paesi

Proviamo ora a comprendere come l’Italia si inserisca a livello di spese militari in confronto agli altri paesi europei e mondiali. Secondo il SIPRI di Stoccolma, ovvero uno dei più prestigiosi istituti di studi sulla pace, le spese militari al mondo sono stimate in 1.981 miliardi di dollari annui. Ad investire di più i sono gli Stati Uniti, con una spesa annua di 766 miliardi di dollari, ossia il 3,74% del PIL.

La Cina dedica all’apparato militare una quota in costante aumento: +76% nel decennio 2011-20. Anche India e Russia registrano una crescita. Mosca è cresciuta costantemente fino al 2016, ha investito molto negli ultimi tre anni, raggiungendo ad una spesa di 67 miliardi di dollari, il 4.26% del suo Pil. È il quarto paese mondiale per spese militari nel 2020

La Nato spende complessivamente circa 1.103 miliardi di dollari, pari al 56% della spesa militare globale.

Tra i primi 15 Paesi per spesa militare nel mondo, sei sono membri della Nato: Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Italia e Canada. Insieme questi Paesi raggiungono una cifra pari al 90% della coalizione Nato e al 50% della spesa globale

E l’Italia? Il Paese si piazza all’undicesimo posto in quanto a spese per armamenti ed nella top 5 europea: negli ultimi anni gli investimenti italiani nella difesa sono stati in crescita costante, specie dal 2019 in poi. Il SIPRI ha stimato, per il 2020, una spesa di circa 28 miliardi, con un incremento notevole rispetto all’anno precedente: l’1.57% del Pil.