Spagna: socialista Sánchez nuovo premier, sfiduciato Rajoy

1 Giugno 2018, di Alessandra Caparello

Il nuovo premier spagnolo è Pedro Sànchez, leader dei socialisti che succede a Mariano Rajoy che non è passato indenne dalla mozione di sfiducia votata oggi dal Parlamento iberico.

180 voti a favore della mozione, 169 contro e una astensione. Si tratta della quarta mozione di sfiducia presentata contro un governo nella storia della Spagna dall’approvazione della Costituzione nel 1978, ed è la prima a essere approvata. A presentarla il principale partito di sinistra spagnolo, il Partito socialista (PSOE), e fa seguito ad uno scandalo tangentopoli che ha coinvolto la Spagna e il PP, il Partito Popolare a cui appartiene Rajoy.

Il caso Gürtel, così è stato ribattezzato lo scandalo che ha coinvolto diversi uomini d’affari vicino all’imprenditore spagnolo Francisco Correa e molti esponenti del Partito popolare, accusati di vari reati dalla corruzione, al riciclaggio di denaro fino all’evasione fiscale.

A sostenere la mozione di sfiducia presentata da Sànchez gli indipendentisti catalani – Esquerra Republicana, PDeCAT, Compromìs, EH Bildu e Nueva Canarias – e Podemos di Pablo Iglesias fino ai comunisti di Izquierda Unida.

“Alla luce di ciò che tutti sappiamo, possiamo supporre che la mozione di sfiducia andrà avanti e di conseguenza Pedro Sanchez sarà il nuovo primo ministro. Accetterò come democratico il risultato della votazione ma non posso essere d’accordo con quello che è stato fatto.

Così il premier uscente in un breve discorso al Parlamento. Cosa succede ora? Mariano Rajoy dovrà dare subito le dimissioni al re Felipe VI. Pedro Sànchez  verrà automaticamente incaricato premier dal Parlamento e poi nominato dal re nei prossimi giorni.

Dal canto suo Sànchez ha assicurato che convocherà presto elezioni anticipate anche se non ha dato alcuna data. A commentare la situazione spagnola è intervenuto anche l’ex presidente catalano Carles Pigdemont che da Twitter scrive:

“Se fossimo gente che cerca vendetta, oggi potremmo già dirci soddisfatti. Ma visto che siamo gente di giustizia, non possiamo celebrare nulla. Abbiamo davanti una grande lotta e un lungo cammino per vincere le ingiustizie, che sono molte e persistenti”.