S&P taglia Pil Italia: nel 2020 non si andrà oltre lo 0,4%. Europa verso stagnazione secolare

27 Settembre 2019, di Mariangela Tessa

Nuova revisione al ribasso per il Pil Italia. Gli analisti di S&P Global ratings hanno tagliato le stime di crescita per il 2020 portandole a 0,4% da 0,5% ipotizzato a giusto. Confermata invece la previsione per il 2019, anno in cui il Pil dovrebbe mettere a segno un aumento dello 0,1%. Unica consolazione, nel rapporto ‘Low growth and lower rates: the eurozone in 2020’, l’agenzia di rating scrive a proposito dell’Italia che “una riduzione dell’incertezza politica e dei premi di rischio dovrebbe sostenere le fiducia delle imprese e stimolare la domanda interna nel 2020”.

La debolezza economica italiana si inquadra all’interno di un ciclo sfavorevole per tutta l’economia dell’eurozona, su cui pesa una crescita del commercio mondiale attorno allo zero.  Secondo gli esperti dell’agenzia di rating, Eurolandia si avvia a rallentare ancora nel 2020, con una crescita del Pil che non dovrebbe andare oltre +1,1%, dopo +1,2% nel 2019. Nel dare il quadro previsionale per l’area euro, Standard and Poor’s si chiede se la zona della moneta unica stia entrando in “una stagnazione secolare”, cioè  bassa crescita e bassa inflazione, con molti tassi d’interesse in territorio negativo e suggerisce di fare ricorso allo spazio fiscale per rilanciare l’economia.

Cosa fare? La riduzione parallela del debito del settore privato e di quello pubblico dalla crisi è stata la ragione principale di una crescita potenziale debole – rileva S&P – ma “ora che i rendimenti governativi sono significativamente al di sotto della crescita del Pil, la politica fiscale dovrebbe venire in soccorso“. In particolare S&P prevede che i rendimenti dei Bund tedeschi resteranno in territorio negativo fino al 2022, quale conseguenza della stagnazione e della politica monetaria della Bce.

L’agenzia sottolinea infine come la minore crescita abbia condotto a minore rendimenti sugli investimenti, contribuendo a tassi più bassi. A spingerli al ribasso è, però, anche l’eccesso di risparmi, assieme alla scarsità di asset sicuri ed è prevedibile che con l’invecchiamento della popolazione il tasso di risparmio aumenti ancora.