Ue, sotto i Balcani ribolle un’altra crisi

22 Aprile 2016, di Alberto Battaglia

ROMA (WSI) – Uno nuovo scenario ucraino si prospetta sulla piccola Repubblica di Macedonia. Dopo una settimana di proteste di piazza, è questo ciò che temono i sostenitori del Vmro, il partito di maggioranza del Paese. I sommovimenti si sono infiammati in seguito alla clamorosa decisione del presidente macedone, Gjorge Ivanov, che lo scorso 12 aprile ha sospeso per decreto le indagini della giustizia su 56 politici, intercettati illegalmente.

La crisi politica del Paese interessa da vicino l’Unione Europea, di cui la Repubblica di Macedonia non fa parte, in quanto la rotta balcanica dei migranti, dopo la Grecia, passa proprio dal confine macedone, che è attualmente sigillato. Nel frattempo l’incontro che oggi l’Unione Europea aveva organizzato a Vienna per cercare una mediazione con il governo e i partiti macedoni è stato annullato. Le opposizioni avevano vincolato la propria partecipazione al vertice al rinvio delle prossime elezioni, previste per il 5 giugno.

La vicenda macedone inizia nel febbraio 2015. Il partito di opposizione, quello Socialdemocratico, divulga delle intercettazioni acquisite dai servizi di sicurezza, che avrebbero ascoltato 20mila persone fra cui l’allora premier Nikola Gruevski. Dall’ascolto di queste registrazioni emergono forti sospetti di frodi elettorali, corruzione e insabbiamento di due morti controverse.

L’Ue è intervenuta in sostegno della pacificazione politica con l’invio di alcuni diplomatici che avevano concordato coi partiti l’istituzione di un procuratore speciale per le indagini sui possibili crimini contenuti nelle intercettazioni. Da allora, nuove elezioni hanno segnato la fine del governo Gruevski. La situazione, già tesa, è a quel punto precipitata in seguito alla decisione del presidente Ivanov, che ha interrotto il lavoro del procuratore speciale per 56 politici coinvolti in posizioni apicali, fra loro c’è anche l’ex premier Gruevski.

Per ora le manifestazioni sono state pacifiche, ma nella capitale Skopje il dispiegamento di forze dell’ordine è stato imponente. I dimostranti chiedono le dimissioni del presidente Ivanov, il rinvio delle elezioni e la formazione di un nuovo governo tecnico. La Repubblica di Macedonia, gravata da questa situazione, si allontana ancor di più dalle prospettive di entrata nell’Unione Europea e c’è chi teme che questo possa avvicinare il Paese all’orbita russa o a quella turca.