Smart working, 1 giovane su 3 preoccupato per risvolti sulla carriera

11 Dicembre 2020, di Alberto Battaglia

Il lavoro a distanza (il famigerato smart working) che ha caratterizzato i mesi della pandemia e che potrebbe rimanere rilevante anche nel dopo-Covid, solleva timori sulle prospettive di carriera dei dipendenti sotto i 30 anni.
Lo rileva una ricerca commissionata da Sharp e condotta da Censuswide su oltre 6.000 impiegati di piccole e medie imprese in otto Paesi europei, fra cui l’Italia (gli altri sono Gran Bretagna, Francia, Paesi Bassi, Germania, Spagna, Svezia, Polonia).

Smart working e carriera

Oltre un terzo degli under 30 coinvolti nella ricerca ritiene che la certezza di fare carriera e la garanzia di un lavoro sicuro sia la principale preoccupazione in questo momento. La certezza della continuità lavorativa rappresenta, inoltre, la priorità per la maggior parte degli under30 (43,9%).

“I giovani sono fortemente preoccupati che gli effetti della pandemia possano ripercuotersi negativamente e a lungo termine sullo sviluppo della loro carriera”, ha commentato Rob Davis, Solutions & Services Business Manager di Sharp, “mentre le aziende pianificano il futuro del lavoro, è importante assicurarsi che non vengano lasciati indietro i fattori chiave per lo sviluppo del percorso professionale della generazione dei ‘nativi digitali’ e allo stesso tempo è determinante assicurarsi che la tecnologia sia usata come strumento per l’apprendimento e la collaborazione, visto il continuo cambiamento del modo in cui lavoriamo”.

Nonostante le preoccupazioni per lo sviluppo del proprio percorso professionale, circa il 60% degli under 30 sostiene che il lavoro da remoto abbia migliorato la produttività e consenta di bilanciare meglio il rapporto con la propria sfera privata. Sull’altro piatto della bilancia lo smart working rende più difficile rimanere informati su quanto accade in azienda secondo il 56%. Mantenere la motivazione quando si lavora da remoto rappresenta una sfida “difficile” per il 47% degli under 30.

“L’impatto della pandemia sulle carriere, soprattutto dei giovani , è una difficile eredità, tra le altre, che ci lascia il 2020” ha commentato Carlo Alberto Tenchini di Sharp Italia, “ma ci piace pensare che la tecnologia non debba giocare solo in difesa ma anche contrattaccare affinché non vengano mutate del tutto consuetudini lavorative importanti quali, ad esempio, lavorare in team negli uffici con scambi generazionali e di esperienze che possono svilupparsi  solo negli ambienti di lavoro e alle quali è impensabile rinunciare”.