Smart working all’epoca del Covid: più pesante per le donne, più stimolante per gli uomini

19 Maggio 2020, di Alessandra Caparello

Una delle conseguenze che ha portato il lockdown imposto per contenere la diffusione del Covid-19 è lo smart working per milioni di lavoratori. Una novità assoluta per l’Italia visto che ben l’82% ha cominciato a lavorare da casa proprio con l’emergenza, anche se di questi il 31,5% avrebbe desiderato farlo anche prima.

Le percentuali sono quelle fornite dalla 1° Indagine sullo Smart working promossa dall’area politiche di genere della Cgil nazionale realizzata insieme alla Fondazione Di Vittorio per comprendere le ragioni alla base di percezioni tanto diverse e, guardando in prospettiva, per individuare soluzioni e modalità per rendere davvero smart il lavoro da casa.

L’indagine ha registrato una prevalenza delle donne nell’aver cominciato con le disposizioni di contenimento (+10% rispetto agli uomini) e una prevalenza del settore pubblico (+15% rispetto al privato), senza averlo desiderato. Il 18% degli intervistati inoltre ha cominciato prima, 8% per scelta personale (soprattutto gli uomini +5% rispetto alle donne) e nel settore privato (+4% rispetto al pubblico); per scelta del datore 5%; per esigenze di conciliazione 5%.

 Le competenze necessarie per lavorare da casa

La quasi totalità di chi ha partecipato al questionario ritiene che per lavorare da casa occorrano competenze specifiche. Nella maggior parte dei casi tali competenze erano già sviluppate, come ad esempio l’uso di strumenti e tecnologie informatiche: il 69% le aveva già ma il 31% non ne era in possesso.
O per usare piattaforme/software per il lavoro a distanza, per organizzare il proprio lavoro, per relazionarsi con colleghi e responsabili.

Con lo smart working, afferma l’indagine, il lavoro è cambiato laddove il rapporto con il diretto responsabile per l’organizzazione è diventato più complicato (+15% rispetto a chi non percepisce alcun cambiamento, +11% rispetto a chi percepisce un cambiamento parziale).
Il lavoro è cambiato soprattutto laddove sono aumentati i carichi di lavoro (+23% rispetto a chi afferma che il lavoro non è cambiato, +17% rispetto a chi afferma che è cambiato solo parzialmente).

Smart working anche dopo l’emergenza?

Non si può rispondere con un semplice sì o no afferma l’indagine. Per le donne, questa modalità di lavoro è meno indifferente e soprattutto più pesante, complicata, alienante e stressante.
A differenza degli uomini per i quali, oltre ad essere più stimolante e soddisfacente, è maggiore l’indifferenza rispetto al lavoro tradizionale.

Il 94% delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno risposto al questionario sono d’accordo sul fatto che lo Smart Working faccia risparmiare tempi di pendolarismo casa-lavoro, consenta flessibilità nel lavoro, renda efficace il lavoro per obiettivi , permetta il bilanciamento tempi di lavoro, cura e libero, consenta di stare al passo con i cambiamenti in atto 58% (+6% uomini), riduca lo stress lavoro-correlato 55%, consente di organizzare al meglio i diversi aspetti della vita e di avere tempo per la cura della casa e dei cari e avere tempo per sé.

Dello Smart working però fa paura il fatto di avere meno occasioni di confronto e di scambio con i colleghi, nonché l’aumento dei carichi familiari 71%.