Siria: l’ombra dell’Iraq frena Obama e Cameron

29 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Rinviato per ora l’attacco di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia contro la Siria. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha ammesso che, al momento, non ha preso “una decisione” riguardo alla possibilità di un intervento militare contro il regime di Bashar Al-Assad.

Ma che da un momento all’altro l’intervento si concretizzi lo si sente nell’aria. La Francia avrebbe infatti inviato la fregata Chevalier Paul al largo della Siria, unendosi così alla flotta internazionale, che comprende quattro fregate americane e diversi sottomarini americani e britannici.

Dal canto suo, sembra essere più attendista anche David Cameron, che ha reso noto che attenderà il verdetto degli ispettori dell’Onu sull’utilizzo di armi chimiche in Siria. Una volta avute le prove, chiederò il sostegno del Parlamento per “un diretto coinvolgimento britannico” in un attacco al regime di Damasco.

In un documento diffuso la scorsa notte, Downing Street ha precisato che la decisione di attendere l’esito dell’ispezione Onu è nata a fronte delle “profonde preoccupazioni” che il Paese ancora nutre dopo “quanto successo sull’Iraq”.

L’impressione, ripresa da diversi editoriali dei media esteri, è che sia gli Stati Uniti che la Gran Bretagna vogliono mostrare al mondo che, più che di intervento militare, in questo caso si tratterebbe di intervento umanitario, necessario dopo l’utilizzo di armi chimiche da parte della Siria contro i suoi civili che avrebbe provocato fino a 1.300 vittime. Sia Obama che Cameron temono infatti di essere associati ai loro predecessori George W. Bush e Tony Blair, che trascinarono gli Stati Uniti e la Gran Bretagna in una guerra che ha provocato forti perdite tra soldati americani e britannici.