Sinistra italiana: l’incesto della politica

24 Luglio 2017, di Giovanni Falcone

Tutti i giornali e commentatori politici si stanno  dilungando a disquisire sull’abbraccio di ieri fra la renziana di ferro Maria Elena BOSCHI e l’oracolo del Movimento progressista, già Sindaco di Milano, al secolo Giuliano PISAPIA.

Scandalo!

Giuliano da tempo va ripetendo che “divisi si perde” ma dimentica di aggiungere che a sinistra come anche a destra, “uniti non si governa”.

Uniamoci, anche se non siamo d’accordo su nulla, l’importante è non far vincere la “destra” tuona l’ex Sindaco.

Se il motto è “tirare a campare”, senza idee, senza un progetto Paese, senza una visione di futuro allora tutto è possibile, anche una bella ammucchiata.

“Incesto della politica”.

Il 4 dicembre 2016 si è determinato uno spartiacque fondamentale per la vita di questo nostro disgraziato Paese. In tutto il mondo, a cominciare dalle principali democrazie europee in prossimità della data delle elezioni per la fine di una legislatura ci si domanda, chi sarà il probabile vincitore e quale sarà il futuro Governo, quali saranno le prossime sfide in campo economico, sociale, sicurezza, trattati internazionali etc.

In Italia invece, grazie alla vittoria dell’accozzaglia al Referendum costituzionale, sappiamo già che alle prossime elezioni non ci sarà un vincitore e sicuramente non ci sarà neanche un  Governo ma si farà un minestrone – con intese larghe – significando che ci si accorderà per la mera sopravvivenza, con il principale obiettivo di conservare le rendite di posizione, le poltrone, le clientele e avanti di questo passo.

Massimo D’ALEMA e Gaetano QUAGLIARELLO avevano promesso che, subito dopo la vittoria del NO, si sarebbe potuta realizzare una “vera” riforma costituzionale nell’arco di un semestre.

Avete visto qualcosa? nulla, palude assoluta, come sempre e la storia delle chiacchiere a oltranza si ripete, si rinnova, come una cambiale scaduta che non si è in grado di onorare.

Da trent’anni andiamo avanti così – “tirare a campare è meglio che tirare le cuoia” ripeteva un vecchio senatore ormai passato a miglior vita da qualche anno.

La necessità contingente e l’obiettivo delle “riforme” ovvero, del processo riformatore momentaneamente interrotto deve essere assolutamente ripreso. Tredici milioni di persone, l’intero popolo del SI al referendum del dicembre scorso aspetta, osserva e ancora crede nel sogno di cambiare l’Italia.

Qui non servono gli abbracci e i sorrisi di circostanza: non serve una politica incestuosa!

Qui servono idee, progetti, accordi chiari e il coraggio di una leadership che il Partito democratico può rivendicare con orgoglio di avere, anche al netto di errori certamente commessi.

Rimuoviamo le macerie, l’Italia non può più attendere!